La Nuova Sardegna

Sassari

Il processo

Delitti di Porto Torres, un testimone: «Saladdino fece due passi e poi morì davanti a me»

di Nadia Cossu
Delitti di Porto Torres, un testimone: «Saladdino fece due passi e poi morì davanti a me»

In corte d’assise la drammatica deposizione di un vicino di casa dei coniugi uccisi dal genero Fulvio Baule: «Misi al sicuro i bambini»

05 febbraio 2024
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Sassari «Il signor Saladdino ha fatto tre, forse quattro passi prima di cadere davanti a me e spirare. Lo vidi morire... mia moglie dalla finestra mi lanciò una coperta e gliela misi sopra».

È stata una deposizione drammatica e toccante quella resa ieri mattina nell’aula della corte d’assise di Sassari da Antonello Gadau, testimone diretto della morte di Basilio Saladdino, il poliziotto in pensione ucciso sotto casa dal genero Fulvio Baule a colpi di accetta la sera del 26 febbraio 2022, a Porto Torres. Quello stesso giorno Baule, muratore 41enne di Ploaghe, colpì a morte anche la suocera Liliana Mancusa (deceduta dopo un mese di agonia in Rianimazione) e ridusse in fin di vita sua moglie Ilaria Saladdino.

Spettatori incolpevoli e inconsapevoli della tragedia immane che si stava consumando davanti ai loro occhi innocenti, c’erano i due bambini (un anno d’età) della coppia. Adagiati sul passeggino, nel cortile davanti al palazzo dei nonni dove il padre (che si stava separando dalla moglie) li aveva appena lasciati, dopo aver trascorso con loro qualche giorno.

«I piccoli piangevano a dirotto – ha raccontato il testimone, rispondendo alle domande della pm Enrica Angioni – C’era del sangue nelle maniglie della carrozzina, su di loro non so, non ci ho fatto caso in quel momento». Fu proprio lui, Antonello Gadau, a spingere i passeggini verso l’androne del palazzo per mettere al sicuro i bambini. «Sì, vidi anche Ilaria in quei frangenti, si adagiò vicino al padre e svenne davanti a me».

Baule non c’era già più quando il teste quella sera scese per strada, in via Principessa Giovanna, dopo aver sentito delle urla fortissime. «Stavo guardando la tv e improvvisamente ho sentito qualcuno gridare “polizia, polizia!”. In un primo momento ho pensato a dei vandali che magari stavano distruggendo le macchine , mi sono infilato subito le scarpe e sono sceso in strada. Ho visto il signor Saladdino che si muoveva, ha fatto gli ultimi due passi davanti a me, poi è caduto...».

Ha avuto un attimo di commozione, il testimone, quando gli è stato chiesto in che condizioni fosse la vittima: «Non riuscivo a guardarlo per come era ridotto, ferite molto molto importanti, ero scioccato...».

Nell’udienza di ieri il presidente della corte d’assise Massimo Zaniboni (a latere il giudice Valentina Nuvoli) ha conferito allo psichiatra Paolo Milia l’incarico per eseguire una perizia sull’imputato reo confesso dei delitti (difeso dall’avvocato Nicola Lucchi).

Lo specialista, nella sua relazione finale, dovrà stabilire se Fulvio Baule fosse capace di intendere e volere al momento del fatto, alla luce di una consulenza di parte (effettuata dal medico Mario Deriu) che ha accertato che non lo fosse. Il pubblico ministero Enrica Angioni ha chiesto al perito di verificare eventualmente da quale patologia sia affetto Baule, in quale grado e per quale ragione la collocherebbe presente al momento del fatto.

Sia la Procura che gli avvocati di parte civile Gian Mario Solinas e Silvia Ferraris, e anche il difensore Lucchi, nomineranno consulenti di parte.

Milia inizierà l’esame il 13 febbraio e nell’udienza del 19 marzo illustrerà gli esiti della perizia psichiatrica.

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