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Sassari

Sport senza confini

Basket, amicizia e semplicità in “Cofani aperti”

di Roberto Sanna
Basket, amicizia e semplicità in “Cofani aperti”

Il terzo tempo organizzato dai tifosi della Dinamo che fa impazzire l’Italia

10 aprile 2024
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Sassari Quando scocca l’ora di Cofani aperti, parte un tam-tam che si diffonde in tutta la Sardegna: la Dinamo gioca a mezzogiorno, le previsioni meteo sono buone e piazzale Segni è pronto a ospitare il banchetto. A Sassari, Ittiri, Oristano, Berchidda e altri paesi ancora le truppe cominciano a mettersi in moto. C’è chi cucina, chi recupera i salumi e i formaggi, chi prepara il maialetto, chi raccoglie le quote, chi fa la spesa, chi prepara le scorte di vino e birra (anche l’acqua, ma senza esagerare). E sulle bacheche Facebook compare l’evento: il dado è tratto, che si vinca o che si perda ci si ritrova a cofani aperti nei parcheggi.

Tradizioni da esportare «Sia ben chiaro, non vogliamo appropriarci di tradizioni che in Sardegna esistono da sempre» esordisce Marco Fancellu, agente immobiliare, componente del gruppo Orgoglio Biancoblù che organizza questi raduni. Un gruppo nato spontaneamente alla fine del 2015, composto da persone di tutte le età, che non ha un posto fisso nel palazzetto ma si prodiga nelle raccolte fondi per le coreografie e in tante iniziative di beneficenza e solidarietà. “Cofani aperti” , insomma, è solo la punta dell’iceberg: «Nel calcio regionale come nell’ippica allestire tavolate nei parcheggi con le cose portate da casa è normale – aggiunge –, non abbiamo fatto altro che inserirci nella scia. L’evento ha due sole regole: chi non vuole portare nulla da casa, versa una quota. E con le quote raccolte si fa la spesa. L’altra regola non scritta è che “Cofani aperti” comincia e finisce lì: ha una cassa distinta da quella del gruppo Orgoglio Biancoblù e, soprattutto, non deve avanzare niente. I prodotti sono rigorosamente tipici: salumi, formaggi, pane, vino da ogni angolo dell’isola. Un obbligo è quello di lasciare tutto pulito, i rifiuti si portano via».

Piazzale Segni è solo la location sassarese di un’iniziativa che, nel corso degli anni, è stata spesso itinerante: «L’idea è coinvolgere i tifosi delle due squadre, i giocatori della Dinamo e quelli avversari. Abbiamo esportato “Cofani aperti” alle Final Four di Coppa Italia, per esempio, o a Venezia dopo la gara7 della finale scudetto purtroppo persa. Ancora, siamo andati in Germania per la finale di Fiba Europe Cup. Quello che ci rende orgogliosi è che in trasferta riceviamo lo stesso trattamento».

Consenso diffuso “La Giornata Tipo”, la pagina di Facebook che meglio di tutti racconta il mondo del basket, ha sposato immediatamente la causa e non manca di dare notizia dei raduni dopo le partite di mezzogiorno. L’ultimo, celebrato domenica scorsa dopo il match perso contro Pesaro, ha avuto risvolti memorabili sul fronte avversario. Con Meo Sacchetti, il coach del triplete del 2015 presentatosi in veste da ex, che ha abbandonato in tutta fretta la conferenza stampa dicendo «scusate ma i tifosi mi aspettano». E Andrea Cinciarini, uno degli avversari più fischiati di sempre per vecchie ruggini ereditate dalla finale scudetto con Reggio, che senza quasi accorgersene si è trovato coinvolto nella mischia con una bottiglia di birra in mano. Per non parlare di Riccardo Visconti, costretto a mettere un appello disperato sui social: «Porcetto bloccato in aeroporto, qualcuno può spedire?». Bastianina e Giuseppe, i due tifosi ittiresi che si occupano di questo fondamentale aspetto, ringraziano commossi. Successo per acclamazione, insomma. Ma se qualcuno sperava in un rapido bis, visto che anche la prossima partita casalinga della Dinamo, contro Varese, sarà a mezzogiorno, resterà deluso: «Alle 16 c’è la partita della Torres contro il Cesena – spiega Marco Fancellu–, piazzale Segni sarà intasato dalle auto».

Questione di sicurezza, insomma. Anche perché il dopopartita con Orgoglio Biancoblù è impegnativo, ha un orario di inizio ma, come da tradizione sarda, finisce quando finisce: «Abbiamo visto giornate con 500 persone. A volte siamo andati avanti fino alle 19,30, altre ancora abbiamo accompagnato i tifosi avversari direttamente in aeroporto perché, diciamo così, non erano in grado di orientarsi da soli... Stavolta saltiamo il giro ma, tranquilli, troveremo il modo di rifarci».

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