La Nuova Sardegna

Sassari

La sentenza

Sassari, assolto il professore accusato di aver affittato le case alle escort

di Nadia Cossu
Sassari, assolto il professore accusato di aver affittato le case alle escort

Pietro Cosseddu era a processo per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Per la Procura avrebbe tollerato il meretricio negli appartamenti di sua proprietà

10 aprile 2024
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Sassari Non favorì la prostituzione, non sfruttò l’attività di meretricio che alcune donne romene esercitavano negli appartamenti che lui aveva loro affittato, né tollerò quella attività.

A sette anni dall’arresto dell’ex docente sassarese di 73 anni Pietro Cosseddu – finito ai domiciliari il 19 giugno del 2017 – il processo davanti al collegio presieduto dal giudice Giancosimo Mura (a latere Monia Adami e Sara Pelicci), si è concluso ieri mattina con una sentenza di assoluzione piena – “perché il fatto non sussiste” – così come aveva sollecitato l’avvocato Gabriele Satta, difensore dell’imputato.

Era accaduto che qualcuno dei condomini di un palazzo di via Grazia Deledda avesse iniziato a infastidirsi per un sospetto via vai e per i gemiti che provenivano dall’appartamento al quarto piano e si era rivolto alla guardia di finanza.

Gli investigatori del nucleo di polizia tributaria, dopo un’indagine durata alcuni mesi, avevano scoperto che oltre quel portoncino blindato alcune donne si prostituivano.

Ragazze giovanissime di nazionalità romena che rimanevano in città al massimo due settimane e poi venivano sostituite da altre connazionali.

Il proprietario degli appartamenti, l’ingegnere Cosseddu, secondo gli inquirenti, sarebbe stato al corrente di tutto ed era stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento, sfruttamento e tolleranza della prostituzione.

L’allora gip Michele Contini aveva applicato la custodia cautelare domiciliare e disposto il sequestro preventivo di tutti gli alloggi di sua proprietà in via Grazia Deledda. Arresti sostituiti con l’obbligo di dimora qualche giorno dopo, il 23 giugno.

Ieri mattina in tribunale si è chiuso il processo che lo vedeva imputato. Il pubblico ministero, al termine della discussione, ha chiesto la condanna a due anni di reclusione solo per il reato di tolleranza della prostituzione, mentre ha sollecitato l’assoluzione per il favoreggiamento e lo sfruttamento.

Durante il dibattimento la difesa ha dimostrato come prima cosa che nel momento in cui Cosseddu locava gli appartamenti alle donne romene non aveva idea che queste dovessero esercitarvi la prostituzione.

«In ogni caso – ha spiegato l’avvocato Gabriele Satta – la giurisprudenza ritiene che il proprietario che dà un appartamento in affitto a una donna, anche qualora sappia che vi esercita la prostituzione, non commette reato di favoreggiamento essendo necessario un qualcosa in più per agevolare quell’attività».

Nemmeno sussisteva, a parere del difensore, il reato di tolleranza «perché presuppone che il locale in questione sia pubblico o aperto al pubblico e certamente tale non è un appartamento di proprietà che viene dato in locazione».

Così come non ci sarebbe mai stato lo sfruttamento: «Si ipotizzava che i canoni d’affitto per le romene fossero maggiorati rispetto a quelli di mercato – ha detto il legale – Ma è stato provato che erano in linea con quelli di mercato e soprattutto che gli appartamenti erano stati affittati negli anni a persone di diverse nazionalità, non solo donne romene, e sempre con le stesse tariffe. In ogni caso conosciute dall’utente perché gli annunci pubblicitari venivano pubblicati sul portale “Airbnb”».

Tra l’altro Cosseddu registrava i contratti, pagava le tasse, comunicava alla questura e in particolare all’ufficio alloggiati i nominativi e le generalità di coloro che occupavano i suoi appartamenti.

«Questo a voler dire che il mio assistito non voleva nascondere alcuna attività, lecita o illecita, che si svolgeva al loro interno». Tesi condivisa dai giudici che hanno assolto il docente

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