La Nuova Sardegna

Sassari

L’intervista

Nicola Lucchi: «Resto in campo con i civici Siamo a disposizione per Sassari»

di Giovanni Bua
Nicola Lucchi
Nicola Lucchi

L’analisi del voto dopo la sconfitta. «Altri hanno fallito, il ballottaggio era alla nostra portata». E sul centrodestra: «Non hanno classe dirigente e idee per la città»

14 giugno 2024
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Sassari Il civismo non può vivere all’opposizione? Nemmeno per idea. Lì è nato e lì può continuare a operare, portando aventi il suo progetto di città. A guidarlo sarà il candidato sindaco Nicola Lucchi, che non ha intenzione di fare passi indietro e che anzi rilancia, mettendosi a disposizione di Giuseppe Mascia per mettere in sicurezza le partite fondamentali per Sassari, e punzecchiando il centrodestra, che non ha classe dirigente, programmi e nemmeno un punto di riferimento, visto che quello scelto, Gavino Mariotti, è già tornato all’università.

Si aspettava di perdere al primo turno?

«Mi aspettavo che avremmo preso più o meno questi voti, forse qualcosa in più. Speravo bastassero per arrivare al ballottaggio, ma purtroppo altri hanno fallito». Parla del centrodestra? «Non solo. Ma ripeto, si è trattato di dettagli che probabilmente potevano essere curati meglio. E resto sicuro che al ballottaggio, anche con un divario così ampio, sarebbe stata tutta un’altra partita».

Campus dice che il civismo difficilmente sopravvive senza poter fare le cose.

«Non nascondo che anche io ho avuto lo stesso pensiero. Ma poi ho ripensato al fatto che questo progetto è nato mentre io e tanti altri eravamo nei banchi dell’opposizione. E ho rivisto le tante brave persone che abbiamo incontrato in questo mese di campagna elettorale, e le tantissime che ci hanno appoggiato in questi anni di governo. Gente che ha progetti, idee, che ha a cuore la città. E che si merita che il progetto continui».

Con lei come leader?

«Io mi sono sempre sentito funzionale al progetto e non lo scopo del progetto. Ma resto in campo perché mi rendo conto che in questa fase di transizione, di discussione, serve un punto di riferimento che prepari il futuro. E costruisca una reale alternativa al centrosinistra che altrimenti mancherebbe».

Parla di nuovo del centrodestra?

«Questa volta sì. Il centrodestra a Sassari dimostra di non avere storia né prospettive. Non ha classe dirigente, e non ha nemmeno una idea di città. Il suo candidato, che peraltro era esterno ed è già tornato a fare il rettore, per tutta la campagna elettorale ha parlato dell’università e non di Sassari».

Giuseppe Mascia invece?

«Ci sono delle divergenze, chiaramente. Ma è stato anche molto onesto nel dire che poterà a termine il tanto di buono che abbiamo messo in cantiere. Gli ho fatto complimenti sinceri e gli ho detto che era il momento della responsabilità. Li ha ricambiati. Avrà il nostro appoggio per tutte le questioni che riteniamo importanti per Sassari, anche se spero per lui e per la città che non ne abbia bisogno».

I civici pagano l’aver lavorato troppo a testa bassa perdendo il contatto con la città?

«Io ho fatto una campagna elettorale a testa alta, ma è evidente che se il messaggio delle enormi cose che abbiamo fatto in questi 5 anni, di cui due di pandemia, non è passato qualche errore, anche grave, è stato fatto». Cosa lasciate? «Un tesoro. Una macchina amministrative in forma, tanti progetti, tanti soldi nelle casse, basta chiudere rispettando i tempi. E stare attenti ad alcune partite delicate».

Me ne dica qualcuna.

«Tanto per iniziare quella legata alla città metropolitana. Che deve partite e va governata. Spero che sia la volta buona, da lì passano molti destini del futuro del sassarese». Poi? «L’urbanistica. Il Puc è preistorico e sta bloccando lo sviluppo della città».

Le “sue” norme tecniche di attuazione sono state affondate dalla Regione.

«Con la Regione c’è stato un confronto muscolare per larghi tratti incomprensibile, anche su temi come quello del commercio su cui le carte sono decisamente poco chiare. Abbiamo evitato di andare allo scontro in tribunale per il bene della città. Ma resettare tutto e ripartire da zero sarebbe un errore. Sono procedure lunghissime e Sassari ha bisogno di strumenti urbanistici adeguati con i tempi».

Anche sulle zone turistiche non è andata molto bene.

«Anche qui ripartire da zero vorrebbe dire non sfruttare le immense potenzialità delle nostre coste e delle nostre borgate per altri 5 anni, un errore. Spero non succeda, anche per il significato politico forte che ha parte di quel provvedimento».

Parla di Fiume Santo?

«Sì. Parlo del fatto che il Comune rivendichi il diritto di potere pensare un futuro diverso per i propri territori. Basta fabbriche nelle nostre coste, e lontano i “prenditori” delle rinnovabili dalle nostre campagne».

Cosa dovrebbe rubare Mascia dal suo programma.

«Sassari capitale della cultura. Non è un sogno ma una opportunità concreta. Abbiamo un enorme potenziale da mettere a sistema. Sono sicuro che Mascia lo conosca e ho la motivata speranza che lo saprà valorizzare al meglio».

Quindi resta in campo?

«Prima di tutto sentirò tutti i candidati e gli eletti, io sono un democratico vero, e rispetto decisione della maggioranza. Però sicuramente sarò tra i banchi del consiglio, a dire come sempre la mia, e la nostra. E a pensare al bene di Sassari».

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