La Nuova Sardegna

Sassari

L’intervista

Mariotti: «Addio alla politica ma il centrodestra a Sassari ha un futuro»

di Giovanni Bua
Gavino Mariotti candidato sindaco col centrodestra
Gavino Mariotti candidato sindaco col centrodestra

Il rettore dopo la sconfitta alle elezioni comunali: «Mi dimetto dal Consiglio, sono già al lavoro nella mia amata università»

15 giugno 2024
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Sassari Addio alla politica, nella quale era solo di passaggio. E già al lavoro nella sua amata università e sulle carte di un processo che non vede l’ora di affrontare, per dimostrare la sua totale innocenza. Il tutto dopo una sconfitta che lo lascia sereno, colpa in gran parte di un centrodestra che partiva da zero, e deve ancora strutturarsi in città, ma che ha un futuro.

Rompe il silenzio il rettore Gavino Mariotti, 9828 voti alle scorse comunali e un 16,14% per la sua coalizione di centrodestra che ha fatto gridare a molti al fallimento.

È stato un fallimento?

«È stata una sconfitta indiscutibile, che da convinto democratico accetto con serenità. Ma portare in consiglio comunale 5 consiglieri, di cui tre di FdI per la prima volta in aula, e uno di Forza Italia che lo scorso mandato non c’era, e prendere 900 voti più della coalizione, non lo considero un fallimento».

Però lascia.

«Sì, lascio la politica in cui ero solo di passaggio. E torno a fare il lavoro più bello del mondo nella mia amata università».

Lucchi dice che in campagna elettorale ha parlato solo di quella.

«Lucchi dovrebbe leggere il nostro programma e farsi raccontare dei 22 incontri di approfondimento che abbiamo fatto su ogni singolo tema. Decine di progetti per i quali indichiamo anche dove andare a prendere i fondi».

Non eravate cugini?

«Evidentemente le cose sono cambiate, e non da parte nostra. Forse gli è dispiaciuto sentire dirmi che ho trovato Sassari in condizioni disastrose, distrutta anche moralmente, inevitabilmente anche per colpa loro. Ma penso che il motivo sia un altro».

Quale?

«Durante questa campagna elettorale ho avuto la chiara sensazione di essere un corpo estraneo in un sistema rodato e trasversale, e di non essere gradito per questo. Sicuramente me ne sono successe di tutti i colori».

Sta parlando dell’inchiesta Monte Nuovo per associazione mafiosa che la vede tra gli indagati?

«Non vedo l’ora di arrivare al processo per difendermi e smontare il teorema accusativo contro di me. Le carte sono già pronte. Certo la notizia della chiusura dell’indagine a pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale non mi ha aiutato. E mi ha fatto perdere molto entusiasmo».

Ha fatto anche arrabbiare un paio di rapper.

«Nemmeno li conosco. Un gran parlare per una goliardata di cui ero vittima e non autore, che è scoppiata come una bolla di sapone. Altro che richieste di risarcimento».

Non vorrà dire che ha perso per questo.

«No. Ho perso perché non sono riuscito a fare passare il messaggio della serietà e profondità della nostra proposta per Sassari. E perché forse è stato un errore parlare così nel dettaglio di ogni singolo aspetto invece che rifugiarmi dietro facili slogan. E ho perso perché il centrodestra in città sta iniziando un cammino, che però è ancora lungo».

Esiste un centrodestra a Sassari?

«Io ho trovato tante brave persone, competenti e motivate. Tanti giovani, che hanno voglia di mettersi in gioco. Mi avevano chiesto di essere la loro chioccia, faranno bene anche senza di me. Non saranno certo loro a sciogliersi come neve al sole».

Parla dei civici?

«L’unico dei civici di cui voglio parlare è Antonello Peru, ha un programma, la struttura e i voti. Complimenti».

Che rapporti avrà con il nuovo sindaco dopo che è stato suo avversario?

«Noi abbiamo fatto una campagna elettorale molto corretta. E io sono stato il primo a congratularmi con Mascia, che ha fatto altrettanto. E comunque stiamo parlando del sindaco e del rettore, due ruoli istituzionali di massimo livello che hanno il dovere, oltre che il piacere, di lavorare sempre e solo per il bene della città».

Che idea le dovrebbe rubare?

«Tolga le auto da piazza università. Con Campus ci ho provato per 5 anni senza successo. In quella piazza sto portando 650 dipendenti, l’unica segreteria di Ateneo. La rinascita del centro storico può partire anche da lì».

La priorità?

«Il centro storico appunto. Va ripopolato, messo in sicurezza. Girarlo in ogni angolo per me è stata fonte di dolore e preoccupazione ma anche di speranza per la grande bellezza che è rimasta. Partiamo da lì, e il sindaco sappia che l’università è convintamente al suo fianco».

Alla notizia della sua candidatura le abbiamo chiesto chi glielo avesse fatto fare.

«Ci ho ripensato in questi giorni. Forse avevate ragione. Ma alla fine è meglio cadere inseguendo un sogno, che non sognare mai».

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