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Sassari, ha diritto al docente di sostegno ma l’insegnante non c’è

di Davide Pinna
Sassari, ha diritto al docente di sostegno ma l’insegnante non c’è

La protesta dei genitori di una ragazzina dislessica e discalculica che frequenta le Medie

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Sassari L’anno scolastico è iniziato ormai da un mese, ma una studentessa di una scuola media cittadina si ritrova ancora a fare lezione senza l’insegnante di sostegno. Lo racconta il padre, il cui nome non verrà pubblicato per tutelare la privacy della bambina: «Potete immaginarvi la frustrazione di mia figlia, a cui viene dato un compito di matematica e però non riesce a portarlo a termine, perché non ha il supporto che le spetterebbe per legge e diagnosi».

La bimba è titolare di una certificazione di dislessia e discalculia, che le darebbe diritto a 9 ore di sostegno: «Noi proviamo ad aiutarla a fare i compiti e impieghiamo il contributo finanziario della legge 104 per fare corsi serali con un’associazione privata. Ma non basta, nostra figlia soffre molto la differenza rispetto ai compagni, anche perché i bambini a quell’età possono essere crudeli e si sente demoralizzata».

La bimba, lo scorso anno, aveva ottenuto la certificazione a marzo e contestualmente la scuola aveva attivato le nove ore di sostegno. Quest’anno, con la documentazione già presentata e valida per tre anni, la famiglia si aspettava l’arrivo dell’insegnante di sostegno fin dall’inizio delle lezioni, come accaduto agli altri compagni. Al primo giorno di scuola, invece, l’amara sorpresa, a cui è seguito un lungo rimpallo di responsabilità fra segreterie e uffici.

«Ci siamo rivolti al provveditorato, che ci ha spiegato come il pacchetto delle ore di sostegno a disposizione della scuola era già stato “consegnato” e che ora toccava all’istituto fare le chiamate. Effettivamente, le 9 ore che spettavano a mia figlia non erano state incluse, a quanto pare per un disguido legato ad un accorpamento fra le diverse segreterie». A quel punto, i genitori ricevono dalla scuola una proposta: «Ci viene detto di aspettare, perché c’era un altro ragazzo titolare di sostegno che doveva trasferirsi in un altro istituto e quelle ore sarebbero così potute passare a mia figlia. Una proposta scorretta e inaccettabile». Alla fine, spiega il padre, la scuola ha fatto marcia indietro e ritirato la proposta. Ma questo non ha sbloccato la situazione: «Ora il problema è che l’insegnante individuato in graduatoria avrebbe rifiutato la chiamata». Questioni burocratiche che non dovrebbero condizionare il diritto allo studio di una bambina.

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