La Nuova Sardegna

Sassari

L’intervista

Isabella Fera: «A Li Punti nascerà finalmente la scuola di restauro»

di Davide Pinna
Isabella Fera: «A Li Punti nascerà finalmente la scuola di restauro»

La soprintendente per le province di Sassari e Nuoro lascia l’isola per un incarico prestigioso al ministero. Le sue parole dal centro storico di Sassari al rapporto fra energie rinnovabili e paesaggio, passando per il riconoscimento Unesco delle Domus de Janas.

5 MINUTI DI LETTURA





Sassari Dalla fascinazione per le Domus de Janas alle speranze per la rinascita del centro storico di Sassari fino all’impegno per il rilancio del centro restauro di Li Punti, dove è ripartito l’iter per l’istituzione di una scuola di alta formazione dedicata al restauro. A poco più di un anno dal suo arrivo nell’isola, a fine maggio del 2024, la soprintendente per le province di Sassari e Nuoro Isabella Fera lascia la sede di piazza Sant’Agostino in direzione Roma, dove è stata nominata dal ministro Giuli alla guida del servizio Tutela del paesaggio della Direzione generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio.

Cosa le è rimasto più impresso, in questo anno e mezzo di vita sassarese?

«Dal punto di vista personale, la sfida che Sassari vuole affrontare per il suo centro storico. Ho visto la città vecchia da un osservatorio privilegiato, perché ho scelto di vivere in centro storico. Certo, in una parte più fortunata rispetto ad altre, nella piazza del Comune, uno dei punti più belli della città. E mi sono resa conto che la strada è lunga, sia per garantire la tutela di un patrimonio in pericolo che per far crescere il tessuto sociale ed economico. Non basta rimettere a posto gli edifici e penso che l’amministrazione comunale si stia muovendo nella direzione giusta per puntare su un centro storico che è un vero e proprio tesoro. Anche coinvolgendo la Soprintendenza, sarà possibile raggiungere degli obiettivi che, in questo momento, possono sembrare molto distanti».

E dal punto di vista professionale?

«Abbiamo puntato tantissimo su un progetto un po’ più immateriale, ma molto importante, quello per l’avvio della scuola di alta formazione per il restauro nel centro di Li Punti. Insieme e alla Regione, alla Città metropolitana e al Comune di Sassari abbiamo firmato un nuovo accordo, facendo ripartire un percorso che si era interrotto qualche anno fa. I lavori sugli immobili sono stati già stati effettuati con fondi europei, ministeriali e regionali, ora c’è un altro stanziamento della Regione per completarli. Adesso, bisogna costruire l’organizzazione della scuola vera e propria. Il centro di restauro di Li Punti è un’eccellenza: se all’attività di restauro verrà affiancata quella formativa e didattica, la filiera sarà completa».

Lei andrà a dirigere il servizio Paesaggio del Ministero, dove continuerà a occuparsi di un tema molto sentito in Sardegna: il rapporto fra energie rinnovabili e tutela del paesaggio. È una convivenza possibile?

«In questo anno e mezzo mi sono resa conto che la sensibilità per il paesaggio presente in Sardegna è molto più alta che in altre regioni. E questo, per un ufficio come la Soprintendenza, è un bene, perché hai una comunità che collabora. D’altra parte, vuol dire anche che ogni progetto può venir visto come un attacco, ma la chiusura totale non è auspicabile. Ogni grande infrastruttura ha un impatto che va valutato e la scelta di identificare a priori le zone dove installare gli impianti, come accaduto con la legge sulle aree idonee, è la strada giusta.

Durante il suo incarico, le Domus de Janas sono diventate patrimonio dell’Unesco. Che conseguenze avrà questo riconoscimento per l’isola?

«Ho avuto la fortuna che la mia presenza qui coincidesse con la fase finale della candidatura e con l’inserimento dei siti nella lista Unesco, questo mi ha consentito di partecipare ad alcuni sopralluoghi e al processo. La ricchezza del patrimonio archeologico nell’isola è straordinaria e le Domus de Janas, ancora poco conosciute all’esterno, sono un esempio eccezionale. La prima volta che ne ho visitato una, ho capito perché si chiamano “case delle fate”: hanno qualcosa di magico. Sembrano parte integrante del paesaggio, come se la crosta terrestre venisse alla luce, e per entrarci bisogna inchinarsi, inginocchiarsi, anche con una certa fatica, come in un rituale. E una volta dentro si ritrovano gli elementi architettonici che caratterizzavano le abitazioni. Adesso, dopo il riconoscimento Unesco, tutti gli enti dovranno collaborare per renderle fruibili e visitabili e per restaurarle e tenerle in sicurezza.

Che ricordo si porterà dietro della Sardegna?

«Uno degli aspetti che mi ha colpito di più è la capacità di essere nello stesso momento arcaica e contemporanea. Una coesistenza che si percepisce davvero in alcuni luoghi, penso a paesi come Ulassai o Orani, dove i musei di arte contemporanea dedicati rispettivamente a Maria Lai e Costantino Nivola convivono con un patrimonio naturalistico e archeologico che racconta di epoche antichissime. In tutta la Sardegna c’è una pervasività del patrimonio archeologico risalente a determinate epoche che in altri luoghi non è mai visibile. Per voi è normale avere i nuraghi e considerare che siano stati costruiti 3.500 anni fa, ma vi posso assicurare che per gli altri non è assolutamente così». 

La storia del centro di Li Punti

Se ne parla da decenni, ma finora la scuola di alta formazione dedicata al restauro a Li Punti è rimasta soltanto una bella idea. Se il protocollo firmato nelle scorse settimane rappresenterà davvero una svolta, lo si capirà solo con il tempo.

Quel che certo è il Centro di restauro e conservazione dei beni culturali rappresenta una realtà unica nell’isola, in grado di affrontare sfide epocali, come il restauro dei Giganti di Mont’e Prama. Un lavoro andato avanti dal novembre 2007 al novembre 2011, che riguardo circa 5.200 frammenti di calcare, per un peso complessivo di oltre dieci tonnellate, e che restituì alla Sardegna e a tutto il mondo il primo nucleo delle statue che vennero esposte a Cabras e a Cagliari e alle quali, negli anni successivi, si aggiunsero tantissimi altri reperti.

Proprio con la grande notorietà arrivata grazie al restauro dei Giganti, si moltiplicarono finanziamenti e impegni di Regione e ministero della Cultura per affiancare al Centro la scuola di alta formazione. Ora manca l’ultimo miglio: l’auspicio collettivo è che sia la volta buona. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’indagine

Omicidio di Marco Pusceddu, ucciso nella sede del 118 a Buddusò – I nomi degli arrestati

di Redazione web
Le nostre iniziative