Giovanni, il fuochista dei Sarti: «Da 50 anni la stessa emozione e quella fiamma che non si spegne» – VIDEO
Per Frigia sarà la 50esima Faradda consecutiva: «Ora è il momento di passare il testimone ma rimarrò nella squadra, i Candelieri sono la mia vita»
Sassari Il segreto di quella miscela miracolosa che tiene accesa la fiamma per tutta la Faradda, lo ha imparato da un vicino di casa, quando aveva appena 16 anni. Giovanni Frigia, di anni ora ne ha 66 e il suo ruolo - quello del fuochista del Gremio dei Sarti - è unico in tutta la Discesa dei Candelieri.
«Il cero dei Sarti è il solo dei 13 infatti – spiega con orgoglio – che in cima, al posto del capitello, ha un braciere che arde. Un richiamo diretto alle origini, quando i candelieri erano vere e proprie candele di cera».
Quest’anno per Giovanni sarà la cinquantesima Discesa consecutiva, dal prossimo si farà da parte e passera il testimone - e i segreti della miscela miracolosa - a un giovane che prenderà il suo posto.
Sassarese «orgogliosamente in ciabi» da sette generazioni, Giovanni Frigia, vive la Faraddda come una tempesta di emozioni, già dalla notte prima. Quest’anno, però, sarà tutto diverso. Sarà l’ultima come fuochista e vorrà godersi ogni applauso e ogni centimetro del percorso che conduce a Santa Maria. Cinquant’anni dopo quella prima volta da ragazzo, con gli occhi spalancati e il cuore in gola, Giovanni passerà la mano.
«È giusto così – spiega – ma rimarrò nella squadra e continuerò a essere presente ogni 14 agosto, perché per me è una fede. La mattina, già dalla vestizione, ma anche dalla notte prima, ho l’adrenalina – si commuove Giovanni – mi emoziono perché è una cosa che mi prende in una maniera che non so spiegare a parole. È qualcosa che si deve sentire a pelle – continua il fuochista – come per i portatori. È qualcosa che ti scorre nel sangue – aggiunge con gli occhi lucidi – è una fede, è un senso di appartenenza. Per tanti i Candelieri sono una festa certo, per molti è anche folklore – aggiunge con la voce quasi rotta dal pianto – però la verità è che tutto questo lo si fa per sciogliere il voto alla Madonna, che per tre volte, nei secoli, ha salvato Sassari dalla peste».
Cresciuto nelle case popolari di Serra Secca («ma noi la chiamavamo Corea») e poi a Santa Maria di Pisa, Giovanni i ricordi più dolci lì ha però nel quartiere dove è nato e cresciuto suo padre, Sant’Apollinare. «Babbo era trapperi (sarto) – spiega con nostalgia – si è fatto grande a Pozzu di Bidda e quelli sono i luoghi della mia infanzia. È lì che ho iniziato ad amare i Candelieri. Ho ancora il suono nelle orecchie del breghedebrè che faceva mio padre Giuseppe con la bocca, il giorno della Fardadda per far ridere noi bambini. È stato lui a contagiarmi questa passione – prosegue – mentre è stato un vicino di casa, mastro Luca Desole, amico di mio padre, a rivelarmi il segreto della miscela. Un giorno mi disse “vieni che ti faccio vedere come si accende il braciere” – racconta Giovanni Frigia – mi ha spiegato come preparare il miscuglio e dal 1975 è stato mio compito accendere e tenere via quella fiamma che durante la Faradda tutti guardano con curiosità. Come faccio? Uso dei rimasugli delle sartorie, chiamati cascami – spiega Frigia – li mischio con olio di macchina bruciato e li presso. Faccio dieci/undici strati per arrivare quasi all’orlo del braciere e in mezzo a ogni strato ci metto la miscela segreta – aggiunge – i cui ingredienti vengono tramandati da fuochista a fuochista. Inizio questo lavoro la mattina del 14 alle 9.30, durante le vestizioni. Alle 18 in piazza Castello lo accendo, con la speranza che non si spenga fino a Santa Maria. Per tanti anni è andata bene – prosegue – qualche volta pioggia o forte vento lo hanno spento, ma io ho sono pronto con la mia valigetta. Che si fa? Si porta il candeliere sotto una finestra del percorso – spiega – chiedo la cortesia di salire in casa e lo faccio ripartire tra gli applausi della folla.
Quando lo racconta, nei suoi occhi si accende la stessa luce calda del braciere che ha custodito per mezzo secolo. Perché il suo compito non è mai stato solo quello di tenere viva una fiamma: è stato quello di proteggere, anno dopo anno, un pezzo dell’anima di Sassari.
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