Addio a Paolo Maninchedda, il “Paolone” del giornalismo e dello sport sassarese
Amava il basket, innamorato della Dinamo, cronista appassionato di lunga esperienza
Sassari Per tutti era semplicemente “Paolone”. Un nomignolo affettuoso che raccontava tanto di lui: l’imponenza fisica, il vocione che spiccava in ogni discussione, e la presenza che non passava mai inosservata. Paolo Maninchedda, nato il 24 gennaio 1943, è stato un giornalista di lunga esperienza e uno sportivo appassionato.
Paolone è scomparso qualche giorno fa a causa di un brutto male. Amava il basket, era innamorato della Dinamo ma in generale si appassionava a tutto ciò che fosse sport: dal calcio alla pallacanestro, dalle chiacchiere al bar alle cronache sul giornale. La sua storia con la Dinamo è iniziata ben prima della carriera giornalistica. Nei primi anni dopo la fondazione della società, avvenuta nel novembre del 1963, lui era in campo come giocatore, tra i pionieri assieme ad Adriano Mazzanti, Bruno Maiorani, Giuseppe Pilo, Gianni Columbano e tanti altri. Poi il racconto ha preso il posto del gioco, ma la passione è rimasta intatta.
Ha cominciato la sua carriera giornalistica con il quotidiano L’Isola, e successivamente ha lavorato in televisione, prima a Tele Etere e poi per tanti anni nella redazione sassarese di Teleregione, per poi collaborare con altre testate. Fino a qualche mese fa era facile incontrarlo in centro a Sassari al Bar Grandi, dove seguiva le partite di calcio e di basket con la consueta energia.
«Dopo le partite della Dinamo invece fino a qualche anno fa c’era un vero e proprio rito - ricorda da Rosario Cecaro giornalista Rai in pensione - con Paolone insieme a Lio Mura, l’ex preside della Facoltà di Scienze Politiche e al professor Graziano Bertrand ci ritrovavamo a cena al ristorante “Il Quirinale” per commentare la partita. Un’abitudine interrotta prima dal Covid e poi dalla scomparsa di Mura - aggiunge Cecaro - ma di cui si era parlato di recente, progettando di riprenderla quest’estate. Paolone era possibilista: a pranzo sì, a cena forse, come sempre aperto al dialogo e alla compagnia».
Oltre allo sport, aveva un’altra grande passione: il Bridge. Lo praticava con gli amici di una vita e colleghi Graziano Cesaraccio e Antonio Cossu Rocca, sui tavoli della club house della Torres Tennis di Sassari, vivendo con lo stesso entusiasmo anche quelle sfide di carte. Di lui restano tanti ricordi: l’uomo elegante con l’abito grigio e la cravatta, ma anche il cronista appassionato davanti alla macchina da scrivere, come nel 1981 durante l’indimenticabile avventura de L’Isola.
Soprattutto resta il ricordo di una brava persona: Paolone lo era davvero, nella vita e nel lavoro. La notizia della sua scomparsa ha lasciato sgomento colleghi e amici.
A loro, e soprattutto ai familiari, va l’abbraccio più sincero dei colleghi della Nuova Sardegna.
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