Creò un sito web col nome di Giorgia Meloni, fa volontariato e si scusa: sassarese prosciolto
Un 50enne sassarese aveva anticipato sul tempo lo staff della futura premier. Una lettera e il servizio alla Caritas sono valsi il non luogo a procedere
Sassari Prima i turni di volontariato tra i poveri della Caritas, poi una lunga lettera di scuse indirizzata direttamente a Giorgia Meloni. È il percorso che ha consentito a un 50enne sassarese di evitare il processo per aver registrato, nel 2021, due domini internet con il nome dell’attuale presidente del Consiglio, senza che lei ne sapesse niente.
Il gup del tribunale di Sassari Gian Paolo Piana, valutato positivamente l’esito della messa alla prova, ha dichiarato estinto il reato di sostituzione di persona, chiudendo definitivamente la vicenda con un proscioglimento.
La storia risale a novembre 2021, quando l’uomo – ex agente finanziario e appassionato di politica – aveva registrato i domini www.melonipremier.it e www.melonipresidente.it. Secondo quanto ha sempre sostenuto, non vi aveva mai inserito alcun contenuto. «Mi sono limitato a registrare a mio nome alcuni domini web, tra cui quello attribuibile a lei – ha scritto nella lettera di scuse indirizzata alla Premier – ma lasciandoli “dormienti”, pertanto senza creare alcun “sito internet” e senza inserirvi alcun contenuto politico né di altro genere».
La vicenda era emersa nell’estate del 2022, quando lo staff di Giorgia Meloni, allora leader di Fratelli d’Italia e candidata alla guida del centrodestra, aveva tentato di attivare quegli stessi indirizzi in vista della campagna elettorale. Scoprendo che risultavano già occupati, la futura premier aveva presentato denuncia alla polizia postale di Roma per sostituzione di persona.
Le indagini avevano permesso di identificare l’autore delle registrazioni grazie ai dati forniti da Paypal, utilizzato per i pagamenti dei domini. Il fascicolo, inizialmente aperto a Roma, era stato poi trasferito per competenza alla Procura di Sassari e affidato al sostituto procuratore Enrica Angioni.
Giorgia Meloni, assistita dall’avvocato Maria Giulia Marongiu del foro di Cagliari, non l’aveva presa bene. La premier si era costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 100mila euro per i presunti danni patrimoniali e non patrimoniali subiti. Di fronte alla prospettiva del processo, il sassarese, difeso dall’avvocato Carlo Pinna Parpaglia, aveva chiesto di accedere alla messa alla prova, strumento previsto dalla legge che consente di evitare il dibattimento attraverso un percorso di responsabilizzazione e attività di utilità sociale. Il programma, predisposto dal tribunale, prevedeva un periodo di volontariato presso la Caritas, dove l’uomo i mesi scorsi ha prestato servizio a contatto con persone in grave difficoltà economica e sociale.
Parallelamente, ha deciso di scrivere una lettera alla presidente del Consiglio, esprimendo rammarico e spiegando le ragioni del gesto. «Mai ho avuto intenzione di agire per suo nome o per suo conto», ha scritto il 50enne, chiarendo che la registrazione dei domini rientrava in una prassi commerciale. «È normale registrare domini web liberi considerati “appetibili”, secondo il principio “first come, first served”, allo scopo di valorizzarli economicamente». Nella lettera, datata 27 febbraio 2024, il sassarese sottolinea di non aver mai richiesto denaro o altri benefici: «Mai avrei osato chiedere a lei o al suo partito somme in denaro. Al contrario, qualora richiesto, avrei immediatamente e a titolo gratuito trasmesso i diritti di proprietà del dominio». E aggiunge un passaggio chiave per la valutazione del gup: «Conscio di averle potuto arrecare involontariamente un disturbo e di aver agito con leggerezza (ma assolutamente non con malafede), spero ella possa accettare le scuse che sinceramente sono a porle».
Con la dichiarazione di estinzione del reato pronunciata dal gup Gian Paolo Piana, il procedimento penale si è così chiuso senza l’apertura del dibattimento. Per il 50enne sassarese non ci saranno dunque ulteriori conseguenze giudiziarie, mentre resta agli atti l’esito positivo del percorso di messa alla prova, basato sul volontariato alla Caritas e sulle scuse formali alla presidente del Consiglio.
