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La scritta sul muro e ora la targa: Sassari celebra la “Curva Michelini” – VIDEO

di Luca Fiori
La scritta sul muro e ora la targa: Sassari celebra la “Curva Michelini” – VIDEO

Trent’anni dopo la caduta in scooter, l’allora allenatore della Dinamo basket Stefano Michelini torna in città e ricorda con emozione quegli anni

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Sassari Per trent’anni è stata una scritta comparsa nella notte, tracciata con una bomboletta su un muro di via Oriani. Stamattina, 14 febbraio - sotto una pioggia fitta proprio come quella del 14 febbraio 1996 - quella scritta è diventata una targa fissata simbolicamente ad altezza canestro, tre metri e cinque: “Curva Michelini – 14 febbraio 1996”, un dettaglio non casuale che lega per sempre quell’angolo di strada al basket e alla sua storia.

Per Stefano Michelini, ex allenatore della Dinamo Banco di Sardegna Sassari, visibilmente commosso con un piccolo megafono tra le mani, è stata «la chiusura del cerchio della mia vita di allenatore». La mattinata era iniziata alla Biblioteca Popolare dello Sport, in via Turritana, tra fotografie, racconti e una platea di amici di ieri e di oggi. Michelini ha ripercorso quella sera di trent’anni fa, quando rientrando a casa dopo cena scivolò con il motorino nella curva tra viale Umberto e via Oriani, cadde, svenne dal dolore e si risvegliò a terra con il piede girato in modo innaturale. In quei momenti un passante si avvicinò, lo riconobbe e disse in perfetto sassarese: «Cess, Michelini è? Domani, la partita abbiamo? Come facciamo?». Prognosi di trenta giorni, il volto tumefatto, la gamba immobilizzata nel gesso, ma il giorno dopo firmò le dimissioni per andare in panchina contro Caserta.

Allenò scrivendo sulla lavagnetta da una sedia a rotelle, con la gamba in trazione durante i time-out, tra lo stupore del pubblico e le risate dei giocatori che poi gli regalarono la vittoria. Accanto a lui stamattina c’erano i fratelli Emanuele e Federico Rotondo e Dario Ziranu, protagonisti di quella Dinamo, lanciati proprio da Michelini, e in particolare Emanuele Rotondo, talento purissimo sassarese di quegli anni e ancora oggi miglior marcatore della storia del club, gli ha dedicato parole cariche di riconoscenza: «Caro Stefano, nel 1995, a 20 anni, mi cronometravi quanto tempo ci mettevo a girarmi la double-face, l’ultima volta a 33 anni inseguivamo una salvezza impossibile, in mezzo una tempesta di ricordi, sorrisi, gioie, incazzature, frammenti di vita che stamattina abbiamo ricordato insieme a tanti altri amici. Se sono diventato un giocatore è stato per merito della pressione che mi hai insegnato a gestire. E quella notte di 30 anni fa la Curva Michelini è diventata mito, costume e storia sassarese. Sono contento di esserci stato e di avere vissuto con te un’epoca indimenticabile».

Non è mancato il momento della verità sulla nascita della scritta: dopo anni di mistero, Andrea Sini, giornalista della Nuova Sardegna e fondatore della Biblioteca Popolare dello Sport, ha ammesso pubblicamente di esserne l’autore raccontando che a 17 anni, amico di Federico Rotondo e frequentatore dei giocatori della Dinamo, fu avvicinato da Gigi Donati e Riccardo Esposito, due lunghi che con Michelini vedevano poco il campo, che gli consegnarono una bomboletta per “intitolargli” la curva, e così, con una scusa, uscì dopo mezzanotte, si nascose dietro un cassonetto e realizzò la scritta destinata a diventare simbolo, quella che il coach definisce con affetto una “cionfra sassarese”, all’inizio dolorosa ma poi capace di farlo innamorare ancora di più della città.

Nel racconto sono riaffiorati anche gli allenamenti durissimi, le partite epiche e i pranzi negli ovili dell’isola con l’ex patron della Dinamo, l’avvocato Dino Milia, che, come ha ricordato Michelini, gli fece scoprire la Sardegna più autentica: «Alla grande famiglia Milia devo tutto come uomo e come allenatore, non smetterò mai di ringraziarli». Quando a fine mattinata in via Oriani è stata scoperta la targa, tra applausi e pioggia battente, l’emozione è diventata palpabile, Michelini ha ribadito che Sassari è ormai casa sua e ha chiuso con le parole dell’inno della Brigata Sassari, «Sa fide nostra, no la pagat dinari, ajò! dimonios! avanti forza paris», trasformando una caduta in motorino e poi una gogliardata in una pagina indelebile della storia sportiva e cittadina.

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