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Sassari, la rivoluzione porta a porta entra nel vivo: «Via i cassonetti dalle strade» – Ecco dove

di Davide Pinna
Sassari, la rivoluzione porta a porta entra nel vivo: «Via i cassonetti dalle strade» – Ecco dove

La città è ancora maglia nera in Sardegna per la raccolta differenziata, ma i dati del 2025 sarebbero in miglioramento

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Sassari Dopo un mese e mezzo di sperimentazione, ora si fa sul serio. E per decine di migliaia di sassaresi che abitano fra Prunizzedda e Monte Rosello Alto la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta diventa realtà di ogni giorno.

La rivoluzione

Niente più “cassonetti salvagente”, dove gettare la spazzatura se ci si è dimenticati di portar giù l’umido in tempo per farlo ritirare dagli operatori dell’igiene urbana: «Contiamo di cominciare il ritiro graduale dei cassonetti dalle strade a partire da questo fine settimana» ha annunciato il vice sindaco e assessore al Verde Pierluigi Salis, davanti ai consiglieri della commissione Ambiente, presieduta da Walter Pani.

«Siamo un pochino in ritardo sulla tabella di marcia, ma avevamo detto fin dall’inizio che ci saremmo presi tutto il tempo necessario per assicurarci che ci fossero le condizioni per partire» ha detto Salis, affiancato dalla responsabile del servizio Deborah Manca e dal dirigente del settore Ambiente Giovanni Pisoni. Condizioni che sono condensante nei numeri snocciolati da Salis: «L’85 per cento delle utenze ha ricevuto i mastelli, siamo addirittura al 95 per cento per i carrellati condominiali mentre per le 262 utenze commerciali dei due quartieri, che avrebbero dovuto seguire le regole del porta a porta dal 2021, siamo riusciti ad arrivare all’86 per cento e nei prossimi giorni dovrebbe concludersi l’iter anche per quelle che ancora non hanno ritirato il kit».

L’assessore ha ammesso che ora si entra nella fase più delicata: «Con il ritiro dei cassonetti verranno alla luce le situazioni problematiche, ma siamo pronti ad affrontarle con interventi mirati e in un’ottica di collaborazione con i cittadini»

I numeri

Il ragionamento di Salis in commissione è partito dai numeri certificati dalla Regione sulla raccolta differenziata nel 2024 a Sassari. La città era la 375esima in Sardegna con poco più del 61 per cento, peggio solo Sindia e Birori che, però, messe insieme probabilmente producono meno spazzatura persino di un piccolo quartiere sassarese.

«Gli altri capoluoghi hanno numeri ben più alti: Cagliari al 75 per cento, Nuoro e Oristano all’85. Sassari non può permettersi di essere fra i soli sei Comuni dell’isola che non raggiungono la soglia minima del 65 per cento». Una questione di dignità, certo, ma anche finanziaria. Perché stare sotto il 65 per cento di raccolta differenziata comporta per Sassari una spesa ogni anno di 100mila euro, fra sanzione regionale ed ecotassa. Non solo, taglia fuori la città dai premi previsti per chi supera determinate soglie, con risparmi che possono crescere di altre diverse centinaia di migliaia di euro.

«Questi numeri ci hanno spinto a partire subito a Prunizzedda e Monte Rosello. Ma già i dati ufficiosi del 2025, per cui attendiamo ancora la certificazione della Regione, ci rendono fiduciosi: ci sono ottime possibilità di superare finalmente la soglia del 65 per cento». Un risultato che, ha spiegato l’ingegnera Manca, è legato da un lato all’entrata a regime del sistema di controlli e verifiche per le compostiere – che permetterà finalmente di certificare l’umido differenziato in quella maniera – e dall’altro all’inclusione nel conto dei rifiuti smaltiti al di fuori dell’appalto comunale da parte delle aziende della grande distribuzione di Predda Niedda. La sfida non è per nulla facile, lo ha sottolineato anche il predecessore di Salis, Antonello Sassu: «Mi pare che i sassaresi non ne abbiano ancora colto l’importanza». Dalla maggioranza, è stato Antonio Paoni a ricordare che «l’obiettivo è il porta a porta integrale, in tutta la città».

Cinghiali

Il tema delle incursioni degli animali selvatici è stato sollevato in una domanda del consigliere Mariano Brianda: «Alcuni condomìni ragionavano sulla possibilità di realizzare delle piccole gabbie, con rete a maglie strette». Ipotesi che effettivamente è al centro delle valutazioni del Comune, hanno confermato Salis e Pisoni. «Abbiamo richiesto un finanziamento per l’acquisto di ecobox da utilizzare, esclusivamente per l’umido, nelle zone più esposte alle incursioni dei cinghiali, da sistemare in aree dedicate all’interno o all’esterno dei condomini».

Allo studio, anche una modifica temporanea degli orari di conferimento dell’umido, almeno fino a che non entrerà a regime la soluzione degli ecobox. Per quel che riguarda le compostiere, i tecnici, rispondendo a una domanda della consigliera Alessandra Corda, hanno spiegato che sono previste per chi ha un giardino di dimensioni superiori ai 250 metri quadri, ma sono possibili delle deroghe per chi – per motivi di lavoro o di salute – non può prendersene cura.

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