Guerra in Medio Oriente, la sconvolgente testimonianza di un fisioterapista sardo in Qatar: «Qui il cielo è un inferno»
Il racconto del 28enne Giacomo Biddau: «Siamo in una prigione dorata, ma si rischia di impazzire»
Fra i tantissimi italiani e i tanti sardi che stanno vivendo la guerra fra Usa, Israele e Iran nel golfo Persico c'è anche Giacomo Biddau, 28 anni di Martis, giovane e preparatissimo fisioterapista sportivo che lavora all'Aspire Academy di Doha, un gigantesco centro di formazione sportiva e accademica di livello mondiale fondata nel 2004 per decreto dell'Emiro e diventata un'eccellenza mondiale che mira a sviluppare giovani talenti, principalmente nel calcio ma in tutte le discipline sportive, offrendo strutture d'avanguardia per costruire campioni nazionali e internazionali. Un vero laboratorio di talenti.
Il racconto
«Sabato mattina intorno a mezzogiorno il governo ha diramato due allarmi ravvicinati e subito dopo, all'1,30, il cielo sopra la baia e sopra la città ha iniziato a diventare un inferno - racconta Giacomo - almeno 150 missili sono stati lanciati verso Doha ma per fortuna il sistema difensivo qatariano è riuscito ad abbatterli e solo alcuni hanno centrato la basi militari americane» ha raccontato.
«Tutto avviene sulle nostre teste e le esplosioni non ti fanno dormire. Il governo del Qatar così come l'ambasciata italiana suggeriscono di rimanere nei luoghi in cui ci troviamo limitando al minimo indispensabile gli spostamenti e da sabato siamo tutti praticamente reclusi nei nostri alberghi e nelle nostre residenze, dove devo dire non manca nulla e dove riusciamo anche a lavorare in smart working con gli atleti che stiamo seguendo».
Giacomo ha un curriculum di prestigio e lui ha un laurea con 110 e lode in fisioterapia sportiva e un master altrettanto prestigioso nel Campus Biomedico di Roma, importanti trascorsi sportivi come portiere nelle giovanili della Torres, poi anche in Promozione e in Eccellenza.
Un'importante esperienza come fisioterapista con lo West Ham di Londra e una collaborazione come docente dei master di fisioterapia sportiva a La Sapienza di Roma.
«Da giorni sono in contatto continuo con i miei familiari e con centinaia di amici che sono un grande conforto. Così come la chat con una cinquantina di sardi che si trovano qui e i colleghi con cui lavoro, con i quali viviamo quasi in simbiosi. Una sorta di prigionia dorata, insomma, all'interno dell'albergo dotato di tutti i servizi. Bisogna avere sangue freddo perché se penso ai rischi che si corrono e sentendo le esplosioni attorno a noi si può anche rischiare di impazzire».
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