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Sassari, la sfida di Giusy Mura: «Ago, filo e passione per rianimare il centro storico – Il racconto

di Nadia Cossu
Sassari, la sfida di Giusy Mura: «Ago, filo e passione per rianimare il centro storico – Il racconto

La fashion designer ha aperto una scuola di moda sartoriale nel cuore della città, tra i suoi allievi anche un 82enne accademico dei Lincei

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Sassari Nel cuore del centro storico di Sassari, accanto al Teatro Civico, tra rotoli di tessuto, forbici e cartamodelli, capita di imbattersi in una scena che sorprende. In piedi, accanto al tavolo da lavoro, c’è un uomo di 82 anni, elegante, gli occhiali leggermente abbassati sul naso, concentrato a cucire linee precise con ago e filo. Sta confezionando un gilet.

Per una vita Pietro Cappuccinelli ha insegnato microbiologia clinica alla facoltà di Medicina dell’ateneo di Sassari. È stato docente universitario, accademico dei Lincei, ricercatore nel Regno Unito, autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. «Ma cosa ci fa un uomo come lei in un posto come questo?». Lui sorride, senza alzare troppo lo sguardo dal lavoro: «Voglio ingannare il tempo. È una cosa che mi mancava, che ancora non sapevo fare. E ho deciso di provare».

È una delle tante storie curiose e simboliche che arrivano dalla scuola di moda sartoriale aperta nel 2024 dalla fashion designer Giusy Mura. Un luogo dove i mestieri del passato tornano a vivere e dove le età si mescolano: tra gli allievi ci sono ragazzi di 18 anni e tanti adulti. In totale sono una trentina e arrivano non solo da Sassari ma anche da Arzachena, Olbia, Santa Teresa. Tra loro c’è perfino un fisico medico.

«Il lavoro manuale sta tornando di moda – spiega Giusy – ed è uno dei pochi che non potrà essere soppiantato dall’intelligenza artificiale». Nella sua scuola si lavora soprattutto con le mani: l’80 per cento del tempo è dedicato alla pratica e solo il 20 alla teoria. Le classi sono piccole, massimo quattro allievi per volta, perché ognuno possa essere seguito in modo diverso e costruire un percorso personale. C’è chi vuole farne una professione e chi invece frequenta per passione, come hobby. Alla fine del percorso si può ottenere un vero e proprio diploma sartoriale oppure continuare per il piacere di imparare.

Per questo Giusy propone due tipologie di corsi: professionali e base. Alcuni allievi hanno già fatto un passo in più: «Qualcuno – racconta Giusy con fierezza – ha avviato una piccola produzione di capi, altri stanno lavorando alla propria linea di moda». La scuola di via Satta è l’unica in provincia di Sassari a insegnare il metodo dell’Istituto di Moda Burgo, uno dei sistemi più noti nella formazione sartoriale italiana. Basato su un principio geometrico molto preciso: si parte dalla misurazione accurata del corpo e da lì si sviluppa il cartamodello. Gli studenti imparano a progettare e prima di passare al tessuto vero e proprio si realizza sempre un prototipo in tela grezza, che serve per verificare proporzioni e vestibilità. Solo dopo si taglia il tessuto definitivo. È un processo che richiede pazienza, attenzione e una conoscenza profonda della costruzione di un capo.

La passione di Giusy Mura per la moda non nasce in una famiglia di sarti. «Mia madre non lo era ma mi ha insegnato a ricamare e da bambina osservavo con curiosità ogni gesto del cucire. Mi piaceva soprattutto disegnare: riempivo fogli di modelli perché sognavo di diventare stilista». Prima l’iscrizione al liceo classico, poi la decisione di cambiare e seguire ciò che le piaceva davvero. «Ho scelto l’istituto d’arte con indirizzo Arte del tessuto. Dopo il diploma ho continuato a formarmi con numerosi corsi: taglio e cucito, telaio, stampa dei tessuti, studio delle fibre, confezione e ricamo del costume sardo. Poi la specializzazione negli abiti da sposa e gli studi a Milano, all’Istituto di Moda Burgo».

Nel tempo ha portato le sue collezioni di alta moda in diverse città, tra cui Milano, Vicenza, Mosca, New York. Oggi però il suo progetto più importante è proprio questa scuola, che è anche un modo per ridare vita al centro storico. «Siamo bombardati dalla fast fashion – dice – non c’è più cura della sartorialità». Per questo qui si impara che un capo richiede tempo: misurare, progettare, provare, correggere.

Aprire nel centro storico non è stata una scelta casuale. «Scendi e trovi la merceria. Non ordino gli spilli su Amazon: esco, li compro nel negozio qui sotto e parlo con la gente. Siamo noi, con gli acquisti online, che stiamo facendo chiudere le piccole botteghe. Dobbiamo cercare di far funzionare questo circuito».

Così, mentre l’ex professore di microbiologia continua a cucire con pazienza il suo gilet e gli altri allievi danno forma alle prime creazioni, in quella scuola accanto al teatro non si sta solo imparando un mestiere. Si sta dimostrando che non è mai troppo tardi per apprendere qualcosa di nuovo e che, a volte, un ago e un filo possono diventare un modo sorprendente per sfidare il tempo.

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