La musica entra in corsia con “voci di solidarietà”: al civile di Alghero il concerto di Cherchi, Dettori e Masala
Leonardo Marras: «I reparti diventano luogo di incontro e sprenza»
Alghero Giuseppina e Anna, con le loro sedie nel mezzo del reparto di lungodegenza, che battono le mani a ritmo sotto lo sguardo rigato di lacrime delle ausiliarie. La responsabile dei presidi ospedalieri algheresi Anita Giaconi che prende a braccetto chi si trova intorno e si lancia in uno scatenato ballu tundu nell’atrio di Ginecologia. Beppe Dettori che, durante i trasferimenti da un piano all’altro, non smette mai di suonare la sua chitarra.
Maria Giovanna Cherchi che entra nella stanza di una paziente particolarmente delicata e canta una canzone solo per lei. È la somma di tanti piccoli momenti di gioia a rendere grande la giornata di ieri all’ospedale civile di Alghero, seconda tappa del progetto “Voci e strumenti di solidarietà - Musica in corsia”, organizzato dalla Fondazione Maria Carta in collaborazione con la Asl di Sassari. Un’idea del presidente Leonardo Marras, semplice quanto efficace: «La musica unisce, allieta, cura. La Fondazione si ispira ai valori e all’eredità culturale e artistica che ha lasciato Maria Carta, simbolo della musica e dell’identità della Sardegna nel mondo. E, attraverso questi momenti, intende continuare a diffondere il suo messaggio anche nei luoghi dove vi è sofferenza ma anche tanta speranza». Sofferenza e speranza che convivono negli occhi dei pazienti, prima sorpresi poi conquistati dal concerto itinerante che ha esordito lo scorso 5 gennaio nell’ospedale “Segni” di Ozieri e che, ha annunciato Marras, toccherà già da aprile altre strutture ospedaliere isolane. Con il corteo che si forma discreto di prima mattina nell’ingresso della struttura dove ad attenderli trova Anita Giaconi, che guiderà il tour attraverso i reparti dell’ospedale, Annarosa Negri, direttrice della SC Psicologia territoriale della Asl, intervenuta a nome della direzione generale della Asl 1, e la presidente della commissione Sanità regionale Carla Fundoni, medico lei stessa e travolta dalle emozioni e dai saluti di tanti colleghi.
«Quella vissuta oggi è stata un’esperienza intensa – dirà alla fine della ricca mattinata – capace di regalare ai pazienti, ai familiari e al personale sanitario un momento di serenità e ascolto, ricordandoci quanto anche la dimensione emotiva sia parte integrante della cura e del lavoro di chi opera in sanità. L’umanizzazione delle cure non è un elemento accessorio, ma una componente essenziale della qualità dell’assistenza. Accanto a questi gesti di grande valore simbolico, è fondamentale un impegno costante anche sul piano concreto per migliorare le strutture sanitarie, renderle più adeguate ai bisogni delle comunità e valorizzare il lavoro del personale attraverso politiche di incentivo e sostegno».
Poi arrivano Maria Giovanna Cherchi, Vanni Masala con il suo organetto, Beppe Dettori con l’inseparabile chitarra. Spesso regalano, fuori dalla luce dei riflettori, la loro arte a chi ha bisogno. E sono perfettamente a loro agio nel dispensare sorrisi, strette di mano, vicinanza. E musica. A Diosa (No potho reposare) di Giuseppe Rachel, sulle parole della omonima poesia scritta nel 1915 dall’avvocato sarulese Salvatore Sini, apre il concerto itinerante facendo ammutolire i presenti nella sala di ingresso dell’ospedale. Poi Procurade ’e moderare, l’inno antifeudale scritto da Francesco Ignazio Mannu nel 1796, di cui Maria Carta fece memorabili interpretazioni, che scuote la sala d’attesa del pronto soccorso. Nanneddu meu del poeta tonarese Peppino Mereu che fa battere le mani a tutti nel reparto di medicina interna. Deus ti salvet Maria che riga gli occhi di lacrime dei pazienti e degli operatori di urologia. Duru Duru che fa scatenare il ballu tundu in ginecologia. «È stata una bellissima sorpresa – dice Piera, ricoverata nel reparto – che spezza una routine non sempre facile da affrontare». «Non vedo l’ora di raccontarlo a mia figlia – dice Maria Giovanna – che è una grande fan di Maria Giovanna Cherchi». «Ne parleranno per giorni – dice Fabiola, ausiliaria del reparto –. Maria Giovanna è venuta a cantare in una casa di riposo dove lavoravo, fu un raggio di sole». «È stata una giornata speciale – chiosa Anita Giaconi – per gli operatori, per i pazienti. Siamo una squadra, una famiglia, e viviamo insieme difficoltà, sconfitte, vittorie. E momenti, come questi, che restano nel cuore».
