Uccise la compagna mentre era in semilibertà per un altro omicidio: annullati gli sconti di pena
Massimiliano Farci, 59enne di Assemini, ora deve scontare due ergastoli
Sassari Ha ucciso Speranza Ponti durante la semilibertà, ora non avrà più sconti di pena, neanche quelli maturati durante la detenzione per il primo omicidio, commesso nel 1999. La prima sezione penale della Cassazione ha confermato la revoca di 1.755 giorni di liberazione anticipata per Massimiliano Farci, il 59enne di Assemini, condannato in via definitiva all’ergastolo per il femminicidio della compagna Speranza Ponti, uccisa ad Alghero il 5 dicembre 2019. Il corpo della donna fu ritrovato a fine gennaio del 2020 in un campo alla periferia della città.
La decisione della Cassazione chiude così il contenzioso sui benefici di pena ottenuti prima del secondo omicidio. La difesa di Farci, rappresentata dall’avvocato Daniele Solinas, aveva presentato ricorso, sostenendo che la revoca non dovesse cancellare tutto il periodo di buona condotta maturato negli anni precedenti, ma la Cassazione lo ha respinto, dichiarandolo inammissibile. Farci stava infatti già scontando un ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore Renato Baldussi - ucciso nel 1999 - quando nel 2018 ha conosciuto Speranza Ponti. Tra il 2004 e il 2019 Farci aveva accumulato 1.755 giorni di liberazione anticipata, grazie alla buona condotta e alla partecipazione a percorsi di rieducazione. Benefici che avrebbero potuto avvicinarlo alla libertà condizionale o ai permessi previsti dalla legge per gli ergastolani.
La liberazione anticipata permette infatti uno sconto di 45 giorni ogni sei mesi di pena scontata e serve a ridurre i tempi necessari per chiedere alcuni benefici, come la libertà condizionale dopo 26 anni di carcere o i permessi dopo 10 anni. La revoca è stata decisa dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari, su richiesta della Procura generale, dopo la condanna di Farci per il femminicidio di Speranza Ponti. L’avvocato Solinas, sosteneva che il secondo delitto non potesse annullare automaticamente tutti i benefici maturati nel periodo precedente, perché il Tribunale di Sorveglianza nel 2017 lo aveva ammesso alla semilibertà dopo una valutazione approfondita della sua condotta. La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Giuseppe De Marzo, ha invece confermato che il femminicidio rappresenta un fatto gravissimo, «capace di dimostrare una adesione solo formale al percorso rieducativo e una persistente propensione alla violenza», mettendo in discussione l’intero periodo di buona condotta.
Secondo i giudici, Farci ha agito per motivi economici, tentando di impossessarsi dei risparmi della compagna, e ha cercato di simulare un suicidio della donna per depistare le indagini. Il corpo di Speranza era stato nascosto in una collinetta nella zona di Monte Carru e ritrovato quasi due mesi dopo.
Ritardo che aveva reso più difficili le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Angelo Beccu, confermando l’intenzione di Farci di ostacolare la ricostruzione del delitto. Con la sentenza definitiva, la Cassazione, ha annullato tutti i benefici accumulati e condannato Farci al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di 3000 euro.
