La Nuova Sardegna

Sassari

Musica elettronica e luoghi iconici: Jetlag inaugura la nuova frontiera

di Valentina Ruiu
Musica elettronica e luoghi iconici: Jetlag inaugura la nuova frontiera

Il progetto dell’associazione sassarese nelle aree più suggestive dell’isola

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Sassari La musica elettronica esce dai club e conquista l'aria aperta. Migliaia di persone, cocktail alla mano, ballano al tramonto e al chiaro di luna nelle location più suggestive della Sardegna: dall'ex mattatoio di Sassari all'area verde Spalti Manganella di Castelsardo, fino all'ex cava di tufo a Sennori. Dietro questo fenomeno c'è Jetlag, associazione culturale nata a Sassari alla fine del 2018 con l'obiettivo di proporre un'alternativa ai tradizionali format dell'intrattenimento notturno. Al posto dei generi ritenuti più commerciali come il raggaeton, la scelta artistica è ricaduta sulla musica elettronica, una nicchia che negli ultimi anni ha conquistato una fetta di pubblico sempre più fedele.

Dopo i primi eventi organizzati tra spiagge e locali cittadini, il percorso dell'associazione è stato rallentato dalla pandemia. La ripartenza arriva però con una serata al locale Le Iene, che registra il tutto esaurito. Da quel giorno la crescita è stata costante. Una scommessa vinta sulla scia di un trend mondiale che andava colto al volo. L'impatto lo racconta Gabriele Addis, uno dei soci di Jetlag: «La musica elettronica piace, fa ballare e allo stesso tempo riesce a generare un importante indotto economico. Il sale di questo progetto è la nostra community, i “ jetlaggers”, che continua a darci fiducia: negli ultimi 55 giorni abbiamo organizzato tre serate da più di mille persone ciascuna, tutte andate sold-out due settimane prima dell'evento». L’obiettivo è diventare anche un’attrazione turistica, valorizzando luoghi che in genere non sono associati alla musica elettronica: «Per il futuro mi vengono in mente il tempio di Antas e i nuraghi: sfruttando la bellezza di tali scenari, l'idea è quella di portare questi eventi a una dimensione culturale più ampia, riconoscendo alla musica elettronica la stessa dignità di un festival letterario o di una rassegna jazz».

Lo sguardo è rivolto alla scena estera dove pullulano i festival, soprattutto di musica elettronica: «C’è un mercato forte che muove persone da tutta Europa. Uno in particolare, il Tomorrowland, è un colosso che riesce a vendere 600 mila biglietti in appena un’ora. Ci sono andato cinque volte e mi sono detto che la strada da seguire è quella», spiega Gabriele. Jetlag promuove un'idea precisa di clubbing, gli eventi sono pensati solo per chi ama ballare, il disordine non è gradito: «Da noi non ci si sballa, non ci si picchia, non ci si fa male, ci si diverte in sicurezza». Jetlag non ha età e abbraccia trasversalmente quasi tutte le generazioni, e se il target di riferimento rimane tra i 25 e i 36 anni, rispondono al richiamo della tech house anche gli over 50. L'obiettivo è quello di creare un format pulito, fatto per persone che vogliono divertirsi insieme, senza eccessi. «Organizziamo eventi notturni e pomeridiani e, dal giorno alla notte, il pubblico cambia molto. L’orario diurno in genere però piace a tutti», spiega. «In particolare lo predilige chi ha iniziato a frequentare la discoteca fin dalla prima adolescenza e che, arrivato a trent'anni, dopo aver fatto cento volte le sette del mattino, quei ritmi non li regge più e preferisce anticipare l’orario».

Per questa estate il calendario è fitto di appuntamenti e pian piano si punta a coprire un po' tutta la Sardegna: «A breve ci saranno due eventi, uno all'anfiteatro di Porto Rotondo e l'altro a settembre all'anfiteatro della Billellera a Sorso. Confermiamo anche l'appuntamento fisso al Vesper Beach Club in Costa Smeralda tutte le domeniche d'estate e le serate al Maden di Alghero, locale che figura tra i soci e che ci dà una grande mano a livello economico e di know how».

Era nata come una serata in discoteca organizzata tra amici, poi sono aumentati gli eventi e il progetto Jetlag si è strutturato sempre di più fino a diventare una società culturale, i soci sono otto ma, contando i collaboratori esterni, dietro un evento lavorano fino a 50 persone. Parla con orgoglio Gabriele: «Stiamo cercando di far tutto con le forze che abbiamo, perché tutti abbiamo un lavoro “vero”, un socio è avvocato, uno si è appena laureato, un altro ancora sta aprendo un bar. È partito come un bellissimo hobby e alla fine ci siamo cascati con tutte le scarpe». Il treno è in corsa e non brucia le tappe, anzi «meglio fare le cose bene piuttosto che accelerare. L'obiettivo è creare un'abitudine» ma l'ambizione è palpabile e non bisogna frenarla. Prossimo step: passare il mare e portare il format oltre i confini nazionali. «A ottobre e novembre siamo a Milano ma stiamo già lavorando a contatti tra New York e Portogallo».

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