Dimissioni protette, il modello Sassari diventa sistema: 254 persone fragili in dimissione ospedaliera prese in carico a domicilio
Presentati i risultati del progetto finanziato dal PNRR: superato il target previsto, rafforzata la continuità assistenziale tra ospedale, territorio e servizi sociali.
Sassari Sassari diventa un modello di riferimento per le politiche di integrazione socio-sanitaria del territorio. Lo dicono i dati illustrati oggi martedì 23 giugno, nella sala del Palazzo di Città di Sassari, nel corso del convegno dal titolo “Dalle dimissioni protette come progetto alle dimissioni protette come sistema” che ha messo a confronto istituzioni, professionisti della sanità, servizi sociali e terzo settore sui risultati raggiunti dal progetto finanziato nell’ambito del PNRR – Missione 5, Investimento 1.1.3, e sul percorso che ha portato alla costruzione di un modello strutturato e stabile di presa in carico delle persone fragili per il rientro a domicilio.
Nel periodo aprile 2025 – giugno 2026, sono state 254 le persone prese in carico nella delicata fase del rientro al domicilio dopo il ricovero, con 133 attivazioni attraverso il PNRR, superando del 6,4% il target previsto, e 121 interventi finanziati attraverso il progetto Ritornare a casa dimissione protetta (RAC Plus) finanziato dalla Regione Sardegna. Dati superiori alle attese che confermano quanto sia forte il bisogno di supporto post-dimissione e la necessità di rendere strutturali strumenti che sappiano coniugare continuità assistenziale e presa in carico multidisciplinare. Il sistema ha potuto contare su una programmazione complessiva di quasi 800 mila euro, risorse derivanti dall’integrazione tra fondi PNRR e risorse regionali e nazionali dedicate alle politiche sociali.
In questo scenario, è stato decisivo il ruolo svolto dall’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari attraverso la Direzione medica di presidio con l’Unità di valutazione ospedaliera (Uvo-Pass), che ha contribuito all’intercettazione precoce dei bisogni assistenziali dei pazienti fragili già durante il ricovero, favorendo il raccordo con i servizi socio-sanitari del territorio.
Il modello ha coinvolto in maniera integrata i Comuni del Plus di Sassari (Sassari ente capofila, Porto Torres, Sorso e Stintino), l’Asl di Sassari con le sue articolazioni territoriali Centrale operativa territoriale (Cot) e Punto unico di accesso (Pua), la Regione Autonoma della Sardegna, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso le risorse del PNRR, il Terzo settore con le cooperative sociali e le associazioni che operano quotidianamente a supporto delle persone fragili e delle loro famiglie. Questa rete integrata ha consentito di trasformare un progetto finanziato in un sistema stabile di welfare.
«Non si tratta solo di modificare i modelli organizzativi e gestionali, ma l’approccio con il coinvolgimento di tutti i soggetti della filiera al fine di affiancare con il massimo della premura e della cura le categorie più deboli e non autosufficienti durante un passaggio cruciale come quello dall’ospedale al domicilio o alle strutture territoriali» ha detto il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia.
Tra gli effetti più rilevanti emersi, figurano la riduzione del rischio di riospedalizzazioni precoci, il decongestionamento delle strutture ospedaliere e di emergenza, il rafforzamento della sostenibilità del welfare locale e il miglioramento della qualità assistenziale attraverso una più efficace continuità tra ospedale e domicilio. Un percorso che rappresenta oggi un modello di riferimento volto a decongestionare il sovraffollamento dei posti letto dell’ospedale per acuti come quello dell’Aou di Sassari (Hub di 2° livello) che deve dare risposte sanitarie a un territorio vasto come il centro nord Sardegna.
«Le dimissioni protette non rappresentano soltanto un servizio aggiuntivo, ma un elemento fondamentale per garantire continuità delle cure, appropriatezza assistenziale e una migliore qualità di vita per i pazienti e le loro famiglie» - ha dichiarato Alberto Mura, direttore amministrativo dell’Aou di Sassari.
«La presa in carico precoce della persona fragile durante il ricovero è uno degli aspetti che ha contribuito maggiormente al successo del progetto - ha affermato Alessandra Filippi, referente Uvo-Pass dell’Aou di Sassari - Grazie alla collaborazione quotidiana tra operatori socio sanitari, ospedalieri e territoriali e alla presa in carico multidisciplinare integrata, siamo riusciti a garantire percorsi personalizzati e sicuri, favorendo il rientro al domicilio e riducendo il rischio di riospedalizzazioni. Oggi possiamo parlare di un sistema maturo, costruito attorno ai bisogni reali delle persone fragili e dei loro caregiver, volto al sostegno della domiciliarità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
