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Sassari
Il lutto

Detenuto 36enne morto a Bancali, il dolore della famiglia: «Era un gigante buono, riportateci Giuseppe»

di Luca Fiori
Detenuto 36enne morto a Bancali, il dolore della famiglia: «Era un gigante buono, riportateci Giuseppe»

A parlare sono due zie dell’uomo che ha perso la vita in seguito a un incendio

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Sassari «Vogliamo solo sapere che cosa è successo e poter riportare Giuseppe a casa». A parlare sono due zie del 36enne morto nella notte nel carcere di Bancali. Raggiunte al telefono due donne danno voce a una famiglia distrutta dal dolore, che oggi chiede verità su quanto accaduto nella sezione sanitaria della casa circondariale di Sassari. «Era in un’area protetta. Come è stato possibile che accadesse una tragedia del genere?», si domandano le due donne. L’ultimo incontro con la madre risale a giovedì della scorsa settimana, quando era andata a trovarlo in carcere portandogli alcuni capi di abbigliamento che lui stesso aveva chiesto. Nessuno immaginava che quello sarebbe stato l’ultimo saluto. Giuseppe stava scontando una pena di due anni di reclusione, ma sperava di poter lasciare il carcere all’inizio di luglio per essere accolto in una comunità terapeutica. La sua legale, l’avvocata Tania Decortes, aveva presentato un’istanza di scarcerazione, respinta dal tribunale il 3 luglio.

«Ci ripeteva continuamente che non voleva stare in carcere, che non aveva fatto niente di male. Aspettava con speranza quella decisione», raccontano le zie. Prima che la malattia e le dipendenze prendessero il sopravvento, Giuseppe era un operaio edile molto apprezzato. «Era un bravissimo lavoratore, serio e capace. Il suo datore di lavoro gli ha sempre dato fiducia, anche dopo i momenti più difficili. Ogni volta gli offriva una nuova possibilità per ricominciare. Questo racconta meglio di qualsiasi parola chi fosse davvero». La famiglia aveva cercato di sostenerlo in ogni modo. Era stato ospite di due comunità terapeutiche, ma quell’esperienza non aveva prodotto i risultati sperati. «Non si era trovato bene, ma noi non lo abbiamo mai lasciato solo. Chi vive queste situazioni sa quanto sia difficile e quanto le famiglie abbiano bisogno del sostegno delle istituzioni. Aveva subito tanti Tso, ma quando dopo 15 giorni veniva dimesso dal reparto di Psichiatria era peggio di prima. Rimaneva sveglio giorno e notte e gestirlo era un problema».

Nei mesi trascorsi a Bancali aveva vissuto anche altri momenti drammatici. A maggio era rimasto ustionato dopo che un altro detenuto gli aveva lanciato addosso dell’olio bollente con dello zucchero. «Quando l’avvocata lo ha incontrato in tribunale non le dico in quali condizioni era. Di quell’episodio noi non eravamo stati messi al corrente». Oggi, oltre al dolore, c’è anche l’attesa. «Non sappiamo neppure dove si trovi la salma e quando potremo celebrare il funerale. Speriamo soltanto che questa agonia finisca presto e di poter dare a Giuseppe un ultimo saluto».

Intanto l’inchiesta della Procura di Sassari, coordinata dalla sostituta procuratrice Camilla Battaglini, va avanti per chiarire che cosa sia accaduto nella notte all’interno della cella del reparto sanitario. Nel suo paese, però, resta soprattutto il ricordo di un uomo che, nonostante le sue fragilità, viene descritto da chi gli ha voluto bene con le stesse parole: «Era un gigante buono».

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