Barelle nei corridoi a Sassari, Cisl all’attacco: «Altro che picco estivo, la crisi è strutturale»
Dura anche la Cgil: «L’emergenza frutto di ritardi ventennali e della lentezza di questa giunta»
Sassari Non si placano le polemiche, sull’emergenza sovraffollamento che sta travolgendo il sistema sanitario dell’isola. Dopo la denuncia di mercoledì 19 agosto sul sovraffollamento al Santissima Annunziata, con 25 pazienti in barella nei reparti di Medicina, Patologia e Geriatria, la Cisl Fp di Sassari replica alle spiegazioni dell’Aou, che aveva spiegato la crisi con l’aumento estivo di urgenze e ricoveri e annunciato un aumento delle dimissioni e dei trasferimenti per alleggerire la pressione sui reparti.
«Se questa è la risposta alle nostre denunce – dichiarano il segretario generale, Antonio Monni e il segretario territoriale Gianmario Sardu – allora dobbiamo constatare che qualcuno non conosce fino in fondo ciò che accade quotidianamente nei reparti oppure, cosa ancora più preoccupante, tende a minimizzarlo. L’estate può certamente accentuare il problema, ma non può essere utilizzata come alibi per spiegare una criticità che denunciamo da mesi e che gli stessi documenti aziendali descrivono come strutturale».
Il sindacato chiede alla Regione di intervenire direttamente sulle singole aziende perché mettano in campo tutti gli strumenti a disposizione per affrontare il problema del sovraffollamento.
«La Regione ha previsto strumenti, procedure e forme di coordinamento per la gestione del sovraffollamento. È il momento di utilizzarli pienamente. Vogliamo sapere quando e come vengono attivate le unità di crisi aziendali, quali misure scattano al superamento delle soglie di allerta, come vengono messi in rete i posti letto disponibili e quali azioni vengono adottate per alleggerire concretamente i reparti in difficoltà».
All’attacco anche la Cgil, con la segretaria generale Simona Fanzecco e il segretario della Funzione pubblica Paolo Dettori. «L’emergenza in cui si trova il sistema sanitario regionale è ormai strutturale perché figlia, da una parte, di una carenza di programmazione ventennale e dei tagli operati nel tempo, dall’altra, della lentezza dimostrata da questa giunta e dall’assessorato regionale nell’adottare le opportune misure, emergenziali e di programmazione» sostengono i due.
Il sindacato denuncia una lunga serie di problemi: dalla carenza di personale al sovraffollamento, passando per l’assenza di una governance unica della sanità sarda fino al ruolo di Ares, l’agenzia che si occupa degli appalti del sistema sanitario isolano, che toglierebbe autonomia alle singole aziende e rallenterebbe i tempi di stipula dei contratti.
Per la Cgil la soluzione al sovraffollamento non può passare da Ospedali e Case di comunità: «Bisogna sanare le falle di una rete ospedaliera per acuti che deve essere rafforzata e non può in alcun modo essere sostituita da case e ospedali di comunità, i quali comunque sono ben lontani dalla piena operatività e sottraggono personale agli ospedali per acuti. E’ necessario adottare tutte le misure possibili per mantenere aperti gli ospedali come li abbiamo sempre conosciuti, ancora di più per evitare il boarding nei pronto soccorso. Allo stesso tempo far funzionare la rete territoriale anche con la piena operatività di case di comunità e ospedali di comunità».
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