Sassari, nove ragazze aggredite da un uomo mascherato – Che cosa è successo
I racconti choc: «Minacciate con un coltello». Indagini su un 18enne
Sassari Mascherina nera sul volto, cappellino scuro calato sugli occhi e vestiti dello stesso colore. Poi le minacce, con una bottiglia di vetro, un coltello, una pistola (quasi certamente giocattolo). È così che diverse ragazze hanno descritto agli investigatori l’uomo che, nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre e tra domenica e lunedì 7, avrebbe seminato il terrore in diverse zone della città. Cinque, per il momento, le vittime che hanno presentato denuncia: due ai carabinieri, due alla polizia di Stato e una alla polizia locale. Una persona, che al momento però non risulta indagata per questi fatti – è stata arrestata dagli agenti delle volanti lunedì sera dopo aver minacciato con un grosso coltello il controllore di un autobus alla fermata di via Tavolara. Quando la polizia è arrivata sul posto e ha fatto gli accertamenti ha scoperto che il giorno precedente lo stesso giovane, un 18enne algerino, era stato fermato in viale Trento. Lo avevano notato aggirarsi con fare sospetto in via Principessa Jolanda e poi tentare di aprire alcune auto. Sottoposto a perquisizione era stato trovato in possesso di 4 coltelli uno dei quali con lama aperta e quindi utilizzabile sul momento. Era stato denunciato e gli erano stati sequestrati i coltelli. Il giorno successivo, però, ne aveva già a disposizione un altro.
Il giudice Sara Pelicci ha convalidato l’arresto per le minacce a bordo dell’autobus e la resistenza a pubblico ufficiale e ha disposto per il 18enne – difeso dall’avvocato Sergio Porcu – l’obbligo di dimora nel centro Pagi e il divieto di allontanamento dalle 21 alle 8. Ora si tratterà di capire – e per questo andranno avanti le indagini – se sia la stessa persona che sabato e domenica ha aggredito e rapinato quelle ragazze.
Le segnalazioni delle vittime sono arrivate una dopo l’altra quando in un gruppo Facebook una madre ha voluto mettere in guardia le coetanee della propria figlia, sotto choc dopo aver subìto un’aggressione vicino a piazza Azuni. A quel messaggio hanno risposto una decina di ragazze che avevano vissuto un’esperienza identica negli stessi giorni e nelle stesse ore. Giovani che, ancora sotto choc, si sono rivolte alle forze dell’ordine per raccontare quello che era successo: alcune stavano tornando a casa, altre avevano appena finito di lavorare. Erano sole, per strada, quando è comparso quell’uomo con il volto parzialmente coperto. «Mi ha puntato un coltello, voleva trascinarmi in un vicolo, ho urlato ed è scappato». «Anche a me è successa la stessa cosa – ha risposto un’altra – ero con una mia amica, ci ha minacciato con una bottiglia di vetro». Gli episodi si sarebbero verificati in diversi punti della città, da via Lamarmora al corso Vittorio Emanuele, fino a via Principessa Jolanda e viale Trento (dove è stato fermato il 18enne algerino). Orari diversi, ma una descrizione dell’aggressore che, nei racconti delle vittime, torna con impressionante precisione: mascherina chirurgica nera sulla bocca e sul naso, cappellino scuro con la visiera abbassata e abiti scuri. In mano, secondo le testimonianze, una bottiglia di vetro oppure un coltello. L’obiettivo sarebbe stato quello di farsi consegnare soldi e oggetti personali e in alcuni casi trascinare le vittime in qualche angolo nascosto. Sono stati soprattutto quei momenti a lasciare il segno. La paura di essere portate in un punto isolato, la sensazione di non avere nessuno intorno a cui chiedere aiuto e il timore che la minaccia potesse trasformarsi in qualcosa di molto più grave. Le aggressioni sono avvenute tra le 23 e le 2 del mattino, quando il centro comincia a svuotarsi e le strade diventano più silenziose. Resta ora da chiarire se dietro quella notte di violenza e paura ci sia una sola persona oppure se abbia agito anche un complice. L’ipotesi che gli autori possano essere due non è infatti esclusa dagli investigatori.
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