La Nuova Sardegna

Sassari

L’incidente

Sassari, inciampa e si rompe una gamba: chiesto al Comune un maxi risarcimento danni

di Nadia Cossu
Sassari, inciampa e si rompe una gamba: chiesto al Comune un maxi risarcimento danni

Il piede sinistro della donna era rimasto incastrato su un paletto parapedonale tagliato e non rimosso

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Sassari Una passeggiata in via Baldedda, a Sassari, si è trasformata in un incubo per una donna che a febbraio dello scorso anno è inciampata in un paletto parapedonale tagliato e mai completamente rimosso. Un ostacolo quasi invisibile, ma sufficiente a bloccarle il piede e provocarle una violenta torsione della gamba. La conseguenza è stata una grave frattura alla caviglia, due ricoveri e due interventi chirurgici. A distanza di oltre un anno e mezzo, quel pezzo di metallo è ancora lì. Adesso, dopo una serie di comunicazioni rimaste senza una soluzione, il legale della donna, l’avvocato Luigi Pisanu, ha inviato al Comune di Sassari una nuova e formale diffida, chiedendo il risarcimento dei danni subiti dalla sua assistita e dai familiari per una cifra complessiva di circa 200mila euro. La richiesta comprende il danno fisico, le spese sostenute, la perdita della capacità di svolgere le attività domestiche e i danni lamentati dai familiari.

L’incidente è avvenuto all’altezza del civico 9B di via Baldedda. La donna stava camminando quando il piede sinistro è rimasto incastrato nella scarpa a causa di un tubo metallico che sporgeva dal marciapiede, residuo di un vecchio paletto parapedonale. Il blocco improvviso del piede ha fatto proseguire il corpo in avanti, provocando una violenta rotazione della gamba. La consulenza medico-legale allegata alla diffida collega direttamente quella dinamica alle lesioni riportate: una frattura pluriframmentaria e scomposta del perone, la frattura del malleolo tibiale e una diastasi.

Per curare le conseguenze dell’incidente sono stati necessari due ricoveri, con altrettanti interventi chirurgici. Il recupero è stato lungo e tutt’altro che semplice. Secondo la valutazione medico-legale, alla donna è stato riconosciuto un danno biologico complessivo stimato tra il 17 e il 18 per cento, con 70 giorni di inabilità temporanea totale e ulteriori periodi di inabilità parziale. “I postumi – si legge nella documentazione – hanno inciso anche sulle normali attività quotidiane, sulle attività sportive e sulla vita dinamico-relazionale”.

Il punto centrale della controversia riguarda proprio quel paletto. Secondo il legale, il Comune avrebbe il compito di «provvedere alla corretta installazione, manutenzione e rimozione dei dispositivi parapedonali e, soprattutto, di eliminare i residui pericolosi quando vengono rimossi». La diffida richiama la normativa del Codice della strada e il relativo regolamento di esecuzione, sostenendo che la rimozione non possa limitarsi al semplice taglio del paletto: «Il bordo deve essere reso sicuro e il foro deve essere adeguatamente riempito». In via Baldedda – ma la medesima situazione si può riscontrare purtroppo anche in altre zone di Sassari, come viale Treno o corso Cossiga – il bordo metallico è rimasto sporgente e non è stato segnalato, trasformandosi in una vera e propria trappola per i pedoni. La questione si intreccia anche con la posizione assunta dal Comune in una precedente comunicazione, nella quale l’amministrazione avrebbe negato la propria responsabilità sostenendo che il marciapiede fosse un’area di pertinenza del fabbricato vicino. Una ricostruzione che la diffida contesta apertamente rimarcando “l’appartenenza comunale del marciapiede” e richiamando anche la presenza, nello stesso tratto, della segnaletica stradale.

La richiesta economica è articolata e tiene conto non soltanto delle conseguenze fisiche dell’incidente, ma anche delle ripercussioni sulla vita familiare. «Per la donna, il danno non patrimoniale viene quantificato in oltre 97mila euro mentre quello patrimoniale è legato alla riduzione della capacità di svolgere il lavoro domestico. La mia assistita – spiega l’avvocato Pisanu – si occupa della gestione della casa e assiste un figlio con disabilità». Secondo la tesi sostenuta dal legale «anche il lavoro domestico, pur non producendo direttamente uno stipendio, ha un valore economicamente valutabile e la sua riduzione a causa di un’invalidità può quindi determinare un danno patrimoniale». Ma nella diffida c’è anche una richiesta che va oltre il risarcimento. Il legale torna a sollecitare il Comune affinché « intervenga sul marciapiede e elimini definitivamente l’insidia, oppure provveda almeno a segnalarla in maniera adeguata. In diversi punti della città infatti i vecchi paletti sono stati rimossi correttamente, con la sistemazione dei bordi e il riempimento dei fori lasciati nel marciapiede». La nuova diffida, inviata il 7 settembre, concede al Comune 15 giorni per rispondere e procedere al risarcimento, con l’avvertimento che, in caso contrario, la famiglia è pronta a rivolgersi all’autorità giudiziaria.

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