L’Università di Sassari verso il nuovo rettore, parlano i giovani: «Vorremmo più spazi per studiare»
Sollecitate anche maggiori opportunità internazionali
Sassari C’è chi ripassa al volo con l’amica prima dell’esame, chi si rammarica per un 27 un po’ stretto, chi chiacchiera con gli amici perché l’Università in fondo può essere anche solo un luogo dove incontrarsi.
Nel cortile di Giurisprudenza il via-vai non è frenetico, le lezioni inizieranno fra qualche settimana. E anche le elezioni per il nuovo rettore, che si svolgeranno lunedì, non sembrano occupare il primo posto nella testa degli studenti che lo popolano. Ma se si parla con i ragazzi e le ragazze e gli si chiede cosa vorrebbero che il prossimo rettore facesse per migliorare le loro vite di studenti, molti non si tirano indietro. E la priorità è condivisa da tutti: «Servirebbero più spazi dove poter studiare» dicono, mentre fumano una sigaretta fuori dallo Student Hub del Quadrilatero, 22 posti all’aperto e altri 100 fra piano terra e primo piano.
«Sicuramente ci vorrebbero più posti negli Student Hub. Soprattutto per i ragazzi che arrivano da fuori, è importante avere a disposizione luoghi dove studiare fuori casa, dove è molto complicato concentrarsi» spiega Marta Pulina, che sta cominciando il terzo anno di Comunicazione. I posti dedicati allo studio si sono moltiplicati negli ultimi anni, anche grazie agli interventi finanziati con il Pnrr, ma la richiesta è ancora alta. «Sarebbe bello se si potessero ampliare non solo gli spazi, ma anche gli orari e le giornate di apertura delle aule studio e delle biblioteche – spiega Alessandro Solinas, al terzo anno di Economia e Management -, penso magari alla fascia oraria del dopo-cena». Gli fa eco Mattia Tendas, al secondo anno di Medicina: «Io studio a Piandanna 2 e lì ci sono un sacco di spazi che potrebbero essere sfruttati maggiormente: è una struttura davvero grande, ma viene utilizzata pochissimo».
C’è un altro tema su cui tutti i ragazzi concordano: la richiesta di opportunità e collegamenti internazionali sempre più fitti e netti. «E non solo in Europa, ma anche oltre oceano» precisa Alessandro Sau, anche lui studente al terzo anno di Economia e Management. «Il fatto – spiega Alessandro Solinas – è che le opportunità ci sono, ma riguardano soprattutto altre città piccole e medie come Sassari, mentre sarebbe bello poter andare in città grandi e capitali, dove si allargano le vedute e ci sono più opportunità dal punto di vista accademico, lavorativo e della vita sociale».
«C’è bisogno di più contatti con l’esterno, di più contatti con università straniere e italiane ma anche con realtà produttive fuori dalla Sardegna, perché sono tutte cose che per chi vive in un’isola sono molto più difficili da trovare» aggiunge Marta Pulina. Per trovare lavoro fuori, si potrebbe pensare, ma il ragionamento è più raffinato: «Ma no, io penso soprattutto a tirocini che ti permettano di imparare da nuove realtà e poi di riportare a casa quell’esperienza e magari trasformarla in lavoro, perché è giusto valorizzare questa terra se la amiamo». Il tema dei tirocini lo affrontano anche Alessandro Sau e Alessandro Solinas: «Sarebbe bello se alla triennale di economia fosse previsto un tirocinio da integrare facilmente nel percorso didattico, come avviene già alla magistrale, in altre facoltà e in altri atenei».
Promossa invece la qualità della didattica: «È molto buona, non ci si può lamentare. Sarebbe bello se anche per noi studenti ci fossero però più opportunità legate alla ricerca» dice Solinas. Ma certamente l’uomo non vive né di solo pane né di solo studi. E infatti fra le esigenze che emergono dalle parole dei ragazzi c’è anche quella di una maggiore integrazione con la città: «Sassari sa accogliere gli studenti – racconta Mattia Tendas, che arriva dall’Oristanese – ma ci sono delle cose che possono migliorare. A cominciare da una maggiore inclusione quando si arriva e da un maggior numero di attività da fare fuori dall’Università».
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