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Sassari, fondi dell’8 per mille, la difesa di Becciu e Melis chiede di chiudere il processo: «Non doveva neppure cominciare»

di Nadia Cossu
Sassari, fondi dell’8 per mille, la difesa di Becciu e Melis chiede di chiudere il processo: «Non doveva neppure cominciare»

Il collegio non ha accolto la richiesta di pronunciarsi subito e ha rinviato l’udienza al 17 febbraio

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Sassari. «Questo processo non avrebbe mai dovuto cominciare». È scontro in tribunale a Sassari nel procedimento sulla gestione dei fondi dell’8 per mille della diocesi di Ozieri, che vede tra i nove imputati il vescovo Corrado Melis e Tonino Becciu, fratello del cardinale Angelo. Al centro dell’inchiesta, il presunto trasferimento irregolare, tra il 2013 e il 2016, di fondi destinati alla diocesi in favore della cooperativa Spes, presieduta da Becciu.

Gli avvocati Ivano Iai e Antonello Patané hanno chiesto al collegio di chiudere immediatamente il processo, richiamando una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione, depositata il 26 agosto. Secondo la ricostruzione dei difensori, la Suprema Corte avrebbe escluso la giurisdizione dello Stato italiano sugli atti compiuti dai vescovi nella gestione dei fondi dell’8 per mille, negando inoltre che possano essere qualificati come pubblici ufficiali.

«La Cassazione ha stabilito che i vescovi rispondono alla Chiesa e non allo Stato italiano – sostiene l’avvocato Iai – il difetto di giurisdizione riguarda anche la materia penale e, dunque, questo procedimento. Per questo abbiamo chiesto una sentenza di non doversi procedere».

Una posizione contestata dal pubblico ministero Gianni Caria, che ha chiesto tempo per approfondire la portata della pronuncia e valutarne l'applicabilità al processo sassarese. I difensori hanno invece insistito per una decisione immediata, sostenendo che i principi stabiliti dalla Cassazione siano già sufficientemente chiari.

Il collegio, presieduto da Monia Adami, non ha accolto la richiesta di pronunciarsi subito e ha rinviato l’udienza al 17 febbraio, quando sarà affrontata la questione.

«Ci auguriamo che si possa finalmente chiudere una vicenda che ha provocato sofferenza al territorio, al vescovo, ai sacerdoti e ai laici coinvolti», ha concluso Iai.

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