Severino Delogu, il medico che rivoluzionò la sanità italiana e fu tra i primi a parlarne in televisione – Chi era
A Sassari diresse l’istituto Zooprofilattico, a Roma una strada porta il suo nome. Ma a Usini, il suo paese, lo ricordano in pochi
Usini A Roma una strada porta il suo nome, nei pressi della nuova sede del Ministero della salute. È il riconoscimento a Severino Delogu, medico e docente universitario che contribuì alla nascita del Servizio sanitario nazionale e portò la divulgazione medica nelle case degli italiani attraverso la televisione. Eppure, a Usini, dove trascorse gran parte dell’adolescenza, la sua storia è ancora poco conosciuta. Qui era il ragazzo che abitava nel palazzo di via Roma, appartenuto al nonno Ignazio e poi al padre Antonicu. Lo si incontrava tra le strade acciottolate del paese con l’inseparabile fratello Ignazietto e gli amici Antonio e Andreuccio Virdis, Eolo Masala, Gavino Cossu, Totoi Derosas, Luigi Porcu, Ciscu Troffa, Bonaventura Canu, Ezio Ezza e Vanni Ostera. Erano gli anni delle amicizie e della vita di paese, prima che gli studi e il lavoro lo portassero lontano dalla Sardegna.
Chi era
Nato ad Alghero il 26 novembre 1925, Delogu studiò a Sassari e si laureò in Medicina e chirurgia nell’anno accademico 1949-1950. Si trasferì poi a Roma, dove si specializzò in medicina del lavoro e in igiene e tecnica ospedaliera. Insegnò in varie università italiane e si dedicò alla programmazione sanitaria. La sua idea di medicina andava oltre gli ospedali e le cure: per migliorare la salute dei cittadini bisognava occuparsi anche di prevenzione, condizioni di vita, assistenza e organizzazione dei servizi. Erano questioni particolarmente sentite in un’Italia dove le possibilità di curarsi dipendevano ancora, in larga parte, dal sistema delle mutue. Già negli anni Sessanta chiedeva una rete ospedaliera pubblica, programmata e finanziata per rispondere ai bisogni delle persone. La sanità, per lui, non poteva essere separata dalle scelte economiche e sociali. Una visione vicina ai problemi concreti delle persone. L’impegno scientifico si intrecciò presto con quello politico. Durante gli studi fu tra i protagonisti del movimento studentesco ed ebbe un’esperienza nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana. In seguito, aderì al PCI, entrando nella Direzione nazionale.
Il suo impegno nella sanità e nella divulgazione
Fu tra coloro che lavorarono alla preparazione della riforma sanitaria del 1978, con la quale nacque il Servizio sanitario nazionale, e partecipò agli studi per il superamento degli ospedali psichiatrici. Il suo contributo riguardò anche la preparazione di piani sanitari regionali. Nel 1968 entrò all’Ispe e nel 1972 fu nominato presidente della Commissione Cnr-Ispe per i programmi di ricerca sulla medicina preventiva. Dal 1979 fece parte del comitato tecnico scientifico per la programmazione del Ministero della sanità. Delogu sapeva anche parlare al grande pubblico. Dal 1969 al 1972 ideò e condusse su Rai 2 “Medicina oggi”, una delle prime trasmissioni dedicate alla divulgazione medico-sanitaria. Partecipava inoltre alla popolare trasmissione radiofonica “Chiamate Roma 3131”, rispondendo come esperto ai quesiti degli ascoltatori. Portava così la medicina nelle case degli italiani, con un linguaggio accessibile anche a chi non aveva conoscenze scientifiche.
Medico e scrittore
Alla ricerca affiancò la scrittura. Nel 1959 pubblicò con l’amico e collega Giovanni Berlinguer “La medicina è malata”, un libro dedicato alle difficoltà del sistema sanitario. Nel 1965 collaborò con “Il Mulino”, pubblicando “Per un sistema di sicurezza sociale in Italia”. I suoi studi e i suoi articoli comparvero anche su importanti riviste scientifiche italiane e straniere. Dopo l’indipendenza del Mozambico trascorse diversi periodi nel Paese africano per collaborare alla preparazione del piano sanitario nazionale.
Il legame con la Sardegna e con Usini
Il legame con la Sardegna non si interruppe. A Sassari fu presidente dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale e mantenne rapporti con studiosi e amministratori impegnati sui problemi della sanità isolana. La sua scomparsa venne ricordata dalla Nuova Sardegna il 13 aprile 2000, a dieci anni dalla morte. Dopo le gravi alluvioni che colpirono il Mozambico nel 2000, la moglie e i figli espressero il desiderio di aiutare economicamente la popolazione, ricordando l’attenzione che Delogu aveva riservato a quel Paese. La sera del 29 marzo 1990 Delogu morì improvvisamente nel suo ufficio di Sassari, tra via Duca degli Abruzzi e viale Dante. Aveva 64 anni. Fu trovato con il capo reclinato sulla scrivania e la lampada da tavolo ancora accesa, un’immagine rimasta nel ricordo di chi lo aveva conosciuto. Chi lo incontrava a Sassari ricordava che, nonostante gli impegni e le difficoltà del lavoro, era sempre contento di tornare in città. A Usini questa storia è rimasta soprattutto nei ricordi di chi lo conobbe e nelle ricerche storiche di Gianpiero Sanna, che ha raccolto e conservato notizie sulla sua adolescenza e sul legame con il paese. Ma Severino Delogu è una figura che merita di essere conosciuta anche dalle nuove generazioni. Prima del professore, dello studioso e dell’uomo impegnato nella riforma sanitaria, c’era stato quel ragazzo di via Roma che percorreva le strade di Usini insieme al fratello e agli amici.
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