La Nuova Sardegna

L’intervista

L’IA l’arma in più nella lotta alle malattie- la parola a un medico

di Beatrice Cicchinelli *
L’IA l’arma in più nella lotta alle malattie- la parola a un medico

Come l’intelligenza artificiale può essere un alleato in tante discipline

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L’intelligenza artificiale si sta progressivamente inoltrando in ogni campo del sapere, portando molteplici innovazioni e aiutando sempre di più l’uomo a mettere in atto e migliorare le sue competenze. Un settore in cui l’utilizzo dell’IA è assiduo e i suoi risultati sono proficui è la medicina, ambito in cui più che mai è importante rinnovarsi. La medicina infatti deve affrontare ogni giorno sfide complesse, come la presenza di una grandissima varietà di malattie ignote e per cui ancora non è stata trovata una cura, e deve migliorare il sistema sanitario che in molte parti del mondo versa in situazioni disastrose. Il tema molto attuale mi ha spinto a chiedere il parere proprio a un medico. Si tratta del dottor Luciano Curella, direttore di struttura semplice dipartimentale di Senologia all'Ospedale San Martino di Oristano e specialista in Chirurgia generale e Chirurgia Senologica, con un master in Oncoplastica mammaria.

Qual è l’impatto che l’intelligenza artificiale ha in campo medico? «L’intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente diventando un elemento chiave nella trasformazione della medicina moderna, apportando vantaggi significativi. Attraverso algoritmi è in grado di analizzare radiografie, Tac, risonanze magnetiche e altri esami di imaging con una precisione che in alcuni casi eguaglia o supera quella dell’occhio umano, andando a segnalare delle zone di sospetto. In questo modo si ha la possibilità di avere diagnosi più rapide e potenzialmente più accurate, con anticipazione di malattie e di intervento precoce. Integrando dati genetici, clitici, ambientali e di stile di vita, l’IA aiuta a costruire profili di pazienti sempre più precisi e contribuire a migliorare l’efficacia delle terapie, minimizzare gli effetti collaterali e anticipare il rischio di malattie. Tramite assistenti virtuali, chatbot, sistemi di triage e monitoraggio remoto, l’IA contribuisce a rendere i servizi sanitari più accessibili ed efficienti, soprattutto in contesti con risorse scarse (es. aree remote, Paesi in via di sviluppo».

Ma l’intelligenza artificiale può sostituire il medico?

«No, l’IA non è in grado di fare questo perché le mancano competenze empatiche e contestuali: la valutazione clinica completa del paziente resta dominio dell’umano».

I medici conoscono l’IA?

«Molti medici e operatori sanitari non hanno ancora familiarità con l’IA, con rischi di sottoutilizzo o di utilizzo inappropriato. Per comprendere quanto detto, si deve pensare che per esempio, delle potenzialità di uno smartphone, in media se ne utilizza solo il 70% perché il resto non è di nostra conoscenza. Per questo motivo per un utilizzo completo dell’IA, i medici devono essere formati in maniera adeguata».

Delle parole che ha detto il dott. Luciano Curella due aspetti mi hanno maggiormente colpito : il primo è che l’intelligenza artificiale come ogni innovazione tecnologica in un mondo sempre più informatizzato, può supportare in modo incredibile in molteplici attività l’uomo, il secondo è che per un utilizzo corretto dell’IA come della tecnologia in generale c’è bisogno di una formazione appropriata da parte dell’uomo, che resta indispensabile.

*Beatrice frequenta l'Istituto Pischedda di Bosa

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