Fine vita: Boccia (Pd), 'destra impedisce che Parlamento legiferi'
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Roma, 19 feb. (Adnkronos) - “Il Pd è sempre attento e segue le battaglie delle associazioni che cercano di portare l’attenzione sui temi della scienza, come fa l’Associazione Luca Coscioni. Il tema delle cellule staminali embrionali e delle malattie rare ci interroga non solo sul piano scientifico, ma anche su quello giuridico ed etico. La ricerca è regolata ma non può essere soffocata da divieti che il tempo e l’evoluzione delle conoscenze hanno reso anacronistici. Quando la legge non accompagna il progresso scientifico, rischia di produrre arretramento, diseguaglianze e fuga di competenze. Il confronto sulle cellule staminali embrionali e sulle malattie rare non è uno scontro ideologico: è una sfida di responsabilità pubblica". Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, intervenendo al convegno ‘Luca Coscioni e la ricerca scientifica sulle cellule staminali e sulle malattie rare’ che si è svolto nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. "Purtroppo siamo in una legislatura che vede su questi temi un fermo netto da parte della destra. Se pensiamo alla vicenda del fine vita ci siamo trovati di fronte ad una resistenza compatta da parte della maggioranza. Con una situazione paradossale che vede regioni che, di fronte allo vuoto legislativo, si stanno organizzando da sole ma tutto questo sta producendo diseguaglianze territoriali. C’è una parte politica che oggi coincide con la maggioranza che non vuole la legge. Nonostante le ormai continue sollecitazioni della Corte costituzionale. Questa è la verità". "L’opposizione ha trovato l’unità su un disegno di legge che non sarà la migliore legge ma che è un punto avanzato. Ma la maggioranza ha detto no. Per arrivare ad una discussione parlamentare in aula abbiano rinunciato al nostro testo che alla Camera era stato approvato all’unanimità. Lo abbiamo accettato partendo dal presupposto che il sistema sanitario nazionale rimanesse alla base del provvedimento che verrà approvato. Ma la destra ha detto no. Ma noi non possiamo accettare la privatizzazione della sofferenza”.