Bombe, morti, dolore: diciamo basta
Una lunga scia di sangue ci accompagna dal passato sino ai giorni nostri
Abbiamo iniziato a sentire parlare di guerra dai nostri nonni e dai professori a scuola. Fin dai primi anni della scuola Primaria abbiamo partecipato a progetti in occasione della “Giornata della Memoria” e del “Giorno del Ricordo”, ripetendo che quegli orrori non sarebbero più dovuti accadere. Eravamo abituati a parlare della guerra come di qualcosa che sembrava appartenere al passato, un passato di lotte e sacrifici da cui sono nate le nostre democrazie e libertà. Insomma una grande lezione di vita da cui avremmo dovuto trarre preziosi insegnamenti. Certo abbiamo sempre sentito parlare di guerre civili in paesi poveri come il Sudan o il Congo, paesi dilaniati da lotte interne dove si muore ancora di fame. E poi c’è il genocidio dei palestinesi nella Striscia di Gaza. Tutte cose che fanno riflettere sul fatto che il luogo in cui ti capita di nascere condiziona decisamente la tua infanzia e tutta la tua vita. Il più delle volte però pensiamo a questi paesi come a luoghi lontani da noi, come se quelle realtà non ci dovessero toccare troppo da vicino, anche se ci colpiscono emotivamente. Sono situazioni davanti alle quali ci sentiamo impotenti.
Eppure i nuovi conflitti che si sono aperti nel cuore dell’Europa, prima con l’attacco dell’Ucraina da parte della Russia e adesso la guerra all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, le notizie di nostri connazionali bloccati dai bombardamenti, la presenza di basi Nato anche nella nostra isola: tutto ci fa capire quanto in realtà siamo coinvolti nostro malgrado. Per non parlare dei rincari, soprattutto del gasolio e della benzina, che già stanno interessando le nostre famiglie.
La guerra non riguarda solo gli eserciti e i dittatori. Ne piange le conseguenze soprattutto la popolazione più debole. Anche il conflitto Usa Iran non è nuovo ma è la continuazione di una lunga scia di sangue iniziata negli anni Ottanta e se la popolazione iraniana ha festeggiato per la morte dell’ayatollah Khamenei, crudele dittatore, circa 160 madri hanno dovuto piangere le loro figlie, vittime innocenti, uccise nella scuola rasa al suolo lo stesso giorno. Salvare un popolo dalla dittatura di un tiranno non può giustificare l’uccisione di innocenti. L’Italia e l’Europa intera dovrebbero opporsi a un ampliamento dei conflitti e lavorare per una veloce risoluzione di questa situazione che sta assumendo le caratteristiche di una guerra mondiale.
*Angelo frequenta il Polo tecnico Devilla di Sassari
