A tu per tu con l’editore della Settimana Enigmistica: «Ragazzi, il futuro è come un enigma e voi potete risolverlo»
Al Liceo Azuni di Sassari l’incontro con Francesco Baggi Sisini, sassarese ed ex studente della scuola
A tu per tu con Francesco Baggi Sisini, Cavaliere del Lavoro, editore e per tanti anni anche direttore dello storico settimanale “La Settimana Enigmistica”, protagonista di un incontro con gli studenti del Liceo Azuni a Sassari, la sua città.
Nella storia della sua famiglia, che ha inizio a Sassari, emerge spesso il coraggio di cambiare strada: suo zio Giorgio Sisini, ad esempio, scelse di non seguire le attività tradizionali di famiglia, agricoltura e industria meccanica, e fondò la “La Settimana Enigmistica”. Quanto conta, secondo lei, avere il coraggio di prendere decisioni controcorrente?
«Io ritengo che il coraggio sia l’essenza dei giovani; un giovane che ne è privo parte inevitabilmente svantaggiato. Per un giovane la capacità di rischiare, innovare e reinventare rappresenta un dovere, ogni generazione è chiamata a compiere una propria rivoluzione. In quest’epoca c’è un particolare bisogno di nuove idee portate dai giovani, che meritano di essere ascoltate anche se utopistiche. Rispetto al passato, oggi c’è comunque la tendenza a fare scelte troppo calcolate, mentre il successo spesso deriva da decisioni quasi irrazionali, supportate da fatica, sacrificio e rischio».
L’idea di “La Settimana Enigmistica” è nata da un’intuizione di suo zio Giorgio Sisini osservando anche esperienze del settore in altri Paesi, in particolare in Austria. La rivista esiste dal 1932 e continua ad avere un enorme successo anche nell’era digitale, tra altro conservando formato e stile delle origini. Qual è, secondo lei, il segreto di una longevità così straordinaria?
«Il segreto del successo della rivista risiede nel grande lavoro e nel non tradire mai il lettore. L’impianto grafico è sempre rimasto volutamente molto coerente con il passato per far sentire il lettore a casa. Modificare l’impianto metterebbe a disagio il solutore, sarebbe come modificare quotidianamente la disposizione dei mobili nel suo salotto. Vi è tuttavia una trasformazione interna costante della rivista: il linguaggio, pur nella sua classicità, si aggiorna continuamente secondo gli usi e i costumi ai quali si rapporta la lingua d’uso comune. L’obiettivo è sempre quello di mettere al centro il lettore, partendo dal presupposto che se c’è divertimento nel creare i rebus in redazione allora ve ne sarà altrettanto nel risolverli a casa».
Nonostante la vostra attività editoriale si svolga a Milano, la storia della famiglia Sisini è sempre profondamente legata a Sassari. La sua famiglia ha avuto un ruolo di rilievo nella vita della città con iniziative culturali e sociali. Che rapporto personale ha lei con Sassari e quanto è importante per un imprenditore restituire qualcosa al territorio da cui proviene?
«Tornare in Sardegna, tra gli uliveti di famiglia, è un’esperienza che mi emoziona visceralmente e che percepisco ogni volta come un vero e proprio ritorno a casa. Il rapporto con la mia terra è particolarmente profondo, tanto che metto il massimo impegno nel tramandare questa identità alle mie future generazioni. Mio zio Giorgio amava mettere le mani nella terra, dunque per me e per noi il rapporto è sentitissimo e c’è grande desiderio di mantenerlo tale»
Che cosa ha rappresentato per lei tornare a Sassari per incontrare gli studenti del Liceo Azuni, di cui è stato allievo? È stato soltanto un ritorno alle origini o è stata anche un’occasione per guardare al futuro delle nuove generazioni?
«Il ritorno nella scuola di cui sono stato allievo è stato dettato da un profondo legame affettivo con la città: incontrare i ragazzi di Sassari, è stato toccante e ho provato un forte sentimento di vicinanza quasi familiare con loro. Io, con questo incontro, volevo soltanto tentare di essere utile alle generazioni del futuro, trasmettendo con sincerità le lezioni che la vita mi ha dato».
Il Liceo Azuni è una delle scuole storiche di Sassari. Secondo lei, prestigio dell’istituzione a parte, che tipo di opportunità può offrire oggi un liceo classico a chi voglia iniziare un percorso nel mondo dell’imprenditoria, al di là delle professioni tradizionali?
«A mio parere, il Liceo Classico rappresenta un importante percorso che fornisce a chi vi studia una grande apertura ed elasticità mentale, nonostante possa apparire talvolta dispersivo. Sebbene esistano diverse applicazioni dell’intelligenza umana, che io ritengo tutte valide, la formazione umanistica offre strumenti unici per affrontare problemi complessi. Al di là di questo, per avere successo nel mondo del lavoro è essenziale mantenere l’obiettivo finale con onestà e correttezza, continuando a studiare senza farsi condizionare dalle eccessive distrazioni tecnologiche dei nostri tempi».
Ha incontrato gli studenti del Liceo Azuni sul tema del “risolvere l’enigma del futuro”. Se l’avvenire dei giovani fosse davvero un enigma, quali sarebbero gli indizi più importanti per risolverlo?
«Così come ogni enigma deve avere per forza una soluzione, anche quello del futuro dei giovani è risolvibile attraverso le proprie capacità. Il primo “indizio” fondamentale è la massima greca “gnōthi seautón”, ovvero “conosci te stesso”: i ragazzi del futuro devono essere consapevoli delle proprie forze e della propria propensione al rischio, evitando arroganza e tracotanza. È essenziale inoltre continuare a sognare, poiché il sogno mantiene viva la speranza, ma è altrettanto importante che gli obiettivi siano realistici e raggiungibili attraverso i propri mezzi. Anche le generazioni più anziane svolgono un ruolo importante: per permettere ai giovani di risolvere il proprio “enigma” è necessario che chi occupa posizioni di rilievo sappia lasciare a loro lo spazio dovuto».
* Edoardo frequenta la 4B Liceo Classico Azuni di Sassari
