Alzheimer, per aiutare i malati servono i medicinali ma soprattutto tanto amore
Per la demenza degenerativa non c’è cura ma è fondamentale rapportarsi con calma e dolcezza verso chi ne soffre
L’Alzheimer è un disturbo neurologico ed é la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante. Comporta un deterioramento progressivo causato dalla degenerazione delle cellule cerebrali, che porta a problemi di memoria, linguaggio, capacità di risolvere problemi e anche allucinazioni. Questi disturbi peggiorano con il tempo influenzando la vita quotidiana e portando a disorientamento, cambiamenti di personalità fino ad arrivare alla totale dipendenza fisica e cognitiva.
Le cause scatenanti di questa malattia non sono note ma si ritiene che siano la combinazione della mutazione ereditaria e dell’età avanzata, ma anche di diabete o ipertensione. Il modo in cui si manifesta varia in base alla persona. Alcuni malati di Alzheimer diventano aggressivi, picchiano o alzano la voce mentre altri rimangono calmi e innocui.
I primi segnali dell’Alzheimer includono scarsa voglia di compiere attività giornaliere, perdita di memoria a breve termine e quindi la ripetizione delle stesse parole e concetti, problemi nel linguaggio e disorientamento. Le persone affette da questa malattia nelle fasi iniziali potrebbero accorgersi di avere difficoltà di memoria, di non trovare le parole giuste per formulare una frase. Ma più la malattia avanza e meno si renderanno conto di esserne colpiti.
Soprattutto nelle fasi iniziali é importante cercare di rallentare la malattia con i medicinali ma é importante tenere la mente impegnata. Le persone che stanno vicino a questi pazienti come familiari o medici hanno a che fare con persone che non sono lucide e spesso non riescono a interagire nel migliore dei modi. Capita che perdano la pazienza e sgridino la persona malata, senza comprendere che i comportamenti anomali sono causati esclusivamente dalla malattia. Chi assiste i pazienti affetti da Alzheimer dovrebbe essere empatico così da rapportarsi con loro in maniera positiva e tranquillizzante. É importante assecondarli nei loro discorsi, non insistere, non alzare la voce, non chiedere più volte spiegazioni di ciò che hanno detto perché non saranno in grado di farlo. Non esiste una cura per questa malattia, esistono medicinali che la rallentano ma quello è fondamentale e che dà sollievo a chi ne soffre è innanzitutto l’amore.
*Elisa frequenta il Liceo Margherita di Castelvì a Sassari
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
