La Nuova Sardegna

Energia: indagine, per 44% governo deve incentivare rinnovabili

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Roma, 1 lug. (Adnkronos) - Per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza dall’estero e il costo della bolletta, e al tempo stesso fronteggiare la 'cooling poverty', la Penisola deve accelerare su rinnovabili, accumuli e reti. A chiederlo al governo è il 44% dei cittadini secondo i quali l’esecutivo deve incentivare la produzione e l’impiego delle fonti pulite (è la risposta più caldeggiata dal campione), mentre il 69% si dichiara favorevole ad avere impianti eolici o fotovoltaici nelle vicinanze: in particolare il 38% dice che li accetterebbe entro i 10 km da casa, e il 31% li accoglierebbe entro i 50 km di distanza. È quanto emerge in sintesi dal nuovo sondaggio Ipsos 'Rigenerare il futuro' realizzato per la XIII edizione dell''Ecoforum nazionale sull’economia circolare' di Legambiente, Kyoto Club, Nuova Ecologia e presentato oggi a Roma. Sul fronte delle azioni politiche, serve un lavoro corale e di squadra da parte di governo e amministrazioni locali: quest’ultime per il 35% degli intervistati devono snellire i processi autorizzativi. Bocciata, invece, la politica energetica pro fossili e nucleare del governo. Per il 65% del campione l’Italia paga lo scotto di una forte dipendenza dal petrolio e dalle fonti fossili. Sui potenziali benefici del nucleare, per oltre il 50% degli intervistati l’atomo non porterà benefici immediati ma proiettati a lungo termine (tra i 10 e i 20 anni) non rispondendo così alle urgenze del presente per famiglie e imprese. Inoltre, la stragrande maggioranza del campione (66%), conferma di non volere centrali: il 32% non le vuole per niente, mentre il 34% le vuole oltre i 100 km di distanza. A questi dati si aggiungono quelli sull’economia circolare. In generale cresce la conoscenza dei cittadini sull’economia circolare che passa dal 70% dello scorso anno all’attuale 78%. Inoltre, per il 45% degli intervistati andrebbe valorizzato il primato Ue dell’Italia, paese con la più alta percentuale di riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali, pari al 92,6%). "Un dato in generale importante, anche se non bisogna dimenticare che ad oggi l’Italia - denuncia Legambiente - è ancora lontana dal target del 65% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035 dettato dalle normative europee e questo si traduce in una mancanza di materiali per far lavorare a regime gli impianti e in un inadeguato recupero di materie prime critiche strategiche". “In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - è importante che l’Italia investa su politiche e investimenti che mettano al centro l'obiettivo dell’indipendenza dall'estero, puntando su innovazione, fonti pulite ed economia circolare. Come emerge anche dal nostro sondaggio, in Italia c’è una maggioranza silenziosa che vuole che il paese imbocchi la via maestra tracciata da rinnovabili e circolarità per portare benefici ai territori, ridurre i costi e aumentare la competitività del Paese. Le istituzioni nazionali, regionali e locali non devono farsi trascinare dagli slogan della minoranza rumorosa che non vuole gli impianti. È fondamentale, a tal proposito, snellire gli iter autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili e istituire un’unità di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per aumentare l’approvvigionamento delle materie prime critiche da riciclo dei Raee”. “Oggi sembra di moda attaccare il Green Deal europeo come se fosse la causa delle crisi - economiche e sociali - e non invece una ricetta di concreta politica industriale mirata a tutelare e promuovere il nostro sistema. L’economia circolare lo dimostra molto bene: chi ha investito su sostenibilità e uso efficiente delle risorse ha anche i migliori risultati in termini economici e occupazionali e contribuisce a far sì che l’Italia sia leader in Europa sulla strada della circolarità. Oggi, nel post Pnrr, una strada ancora più obbligata per un Paese povero di materie prime come l’Italia, se vogliamo tutelare la competitività delle nostre imprese e ridurre le dipendenze in questa economia globalizzata”, commenta Francesco Ferrante vicepresidente del Kyoto Club. Tornando al sondaggio Ipsos, commissionato da Legambiente e Conou, altro tema importante riguarda quello della gestione dell’olio minerale esausto. Dal sondaggio emerge che l’82% degli intervistati ritiene importanti e vantaggiosi raccolta e rigenerazione dell'olio usato. Per quasi un cittadino su due, il vantaggio principale è la "riduzione dell'inquinamento". Segue, a distanza, la consapevolezza del valore economico e strategico del recupero, con il 22% che indica il "risparmio di petrolio e materie prime". “Gli italiani non immaginano che il loro Paese sia di gran lunga più avanzato nella circolarità degli oli minerali anche di Europa e Stati Uniti. Dovrebbero invece sapere che ciò accade perché la circolarità non è affidata solo al libero mercato e al profitto, ma a un Consorzio che non ha fine di lucro che ogni mattina si sveglia e, pensando alla circolarità, indica la via alle imprese della filiera”, dichiara Riccardo Piunti, presidente del Conou.

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