La Nuova Sardegna

Patronato Acli e Acli propongono normativa per una pensione contributiva di garanzia

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Roma, 9 lug. - (Adnkronos) - Una pensione contributiva di garanzia per assicurare una tutela previdenziale adeguata a lavoratrici e lavoratori che, pur avendo lavorato, rischiano di arrivare alla pensione con trattamenti insufficienti a causa di salari bassi, carriere discontinue, part-time involontario, periodi di cura, disoccupazione o interruzioni contributive. È questa la proposta normativa lanciata dal Patronato Acli e dalle Acli nel corso del seminario 'Previdenza Next Gen. La pensione contributiva di garanzia, dentro un sistema equo e sostenibile', dedicato al futuro previdenziale delle generazioni che vivono, e vivranno, interamente dentro il metodo contributivo. “La pensione contributiva di garanzia non nasce da una riflessione astratta, ma dalla quotidianità del servizio che il Patronato Acli svolge sul territorio”, dichiara Paolo Ricotti, Presidente nazionale del Patronato Acli. “Ogni giorno incontriamo persone che hanno lavorato, spesso con fatica e responsabilità, ma che rischiano di non maturare una pensione dignitosa perché il loro percorso professionale è stato discontinuo, povero o segnato da fragilità. Per questo riteniamo necessario introdurre nel sistema contributivo un meccanismo di garanzia: non una misura assistenziale, ma un correttivo previdenziale capace di rendere il sistema più equo, più credibile e più vicino alla vita reale delle persone”. Nel sistema contributivo, infatti, la pensione è strettamente legata ai contributi versati durante la vita lavorativa. Questo impianto ha contribuito a rafforzare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, ma oggi mostra una criticità evidente: non prevede un vero meccanismo di garanzia per chi ha avuto carriere fragili. Il rischio è che una parte crescente di lavoratrici e lavoratori, pur avendo partecipato al mercato del lavoro, si trovi domani con prestazioni previdenziali troppo basse, fino a essere spinta verso strumenti assistenziali. Per il Patronato Acli e le Acli, questo rappresenta un deficit di tutela che chiama in causa non solo il futuro delle pensioni, ma anche il rapporto tra lavoro, welfare, giustizia sociale e patto tra generazioni. La proposta avanzata prevede l’introduzione, nel sistema contributivo, di una misura di garanzia previdenziale collegata alla storia assicurativo-contributiva della persona e all’età di pensionamento. Non si tratterebbe dunque di un importo minimo uguale per tutti, ma di una garanzia costruita in modo coerente con la logica contributiva: più lunga è la storia lavorativa e contributiva, maggiore deve essere la tutela riconosciuta. Nel corso del seminario, il tema è stato approfondito anche nella sua dimensione giuridica e costituzionale. “Nel sistema contributivo puro è venuta meno la tradizionale integrazione al trattamento minimo. Questo può determinare, per ampie fasce di futuri pensionati, un problema serio di adeguatezza delle prestazioni - afferma Stefano Giubboni, professore ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Perugia. - La pensione contributiva di garanzia intende colmare questo deficit di tutela senza alterare la logica del metodo contributivo. È un correttivo solidaristico che resta dentro una prospettiva previdenziale, perché valorizza la storia assicurativa del lavoratore e risponde al principio sancito dall’articolo 38 della Costituzione, secondo cui i lavoratori hanno diritto a mezzi adeguati alle esigenze di vita anche nella vecchiaia”. La proposta richiama la necessità di un intervento normativo stabile, tecnicamente verificabile e sostenibile. Tra le ipotesi discusse, è stata richiamata anche la possibilità di ripartire dal percorso già delineato nel DDL S.1010 del 2019, che prevedeva una delega al Governo per l’introduzione della pensione di garanzia per i lavoratori interamente contributivi. Il confronto ha evidenziato come la sostenibilità del sistema previdenziale non possa essere valutata soltanto sulla base degli equilibri finanziari. Un sistema può essere ordinato nei conti, ma se produce pensioni insufficienti per chi ha lavorato in condizioni di fragilità rischia di perdere sostenibilità sociale, fiducia e capacità di protezione. Per questo, secondo Patronato Acli e Acli, la pensione contributiva di garanzia rappresenta una scelta di responsabilità pubblica: serve a evitare che le disuguaglianze prodotte nel mercato del lavoro vengano registrate e amplificate nel momento della pensione. “Una pensione adeguata e dignitosa non è un privilegio: è la promessa che ogni generazione fa a quella che verrà. Oggi quella promessa rischia di spezzarsi, perché chi ha salari bassi, carriere discontinue e lavori intermittenti domani si ritroverà con un assegno insufficiente. E le disuguaglianze che nascono nel mercato del lavoro non restano lì: se non le correggiamo, si trasmettono nel tempo e diventano una povertà che passa da una generazione all’altra”, dichiara Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle ACLI. “È prima di tutto una questione di responsabilità: un Paese si misura da come tratta chi ha di meno, non da come premia chi ha già di più. Non chiediamo assistenza, chiediamo giustizia previdenziale, dentro le regole del sistema contributivo. E non lo diciamo da una prospettiva avulsa dalla realtà: lo diciamo perché ogni giorno, nei nostri Patronati e nei nostri CAF, incontriamo le donne e gli uomini in carne e ossa che stanno dietro questi numeri. È il modo delle Acli di stare nel sociale: partire dalla vita reale delle persone e trasformarla in proposta. Perché servono scelte strutturali, non altre toppe e perché il nostro lavoro, per restare fedele alla nostra storia, deve sempre costruire democrazia”, conclude Manfredonia. Al seminario sono intervenuti Stefano Giubboni, professore ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Perugia; Michele Raitano, professore ordinario di Politica Economica alla Sapienza Università di Roma; Matteo Jessoula, professore ordinario di Scienza Politica all’Università degli Studi di Milano; Paolo Ricotti, Presidente nazionale del Patronato Acli; Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale Acli. I lavori sono stati moderati da Fabio Insenga, giornalista e vicedirettore di Adnkronos. Con Previdenza Next Gen, Patronato Acli e Acli intendono aprire un confronto pubblico e istituzionale sul futuro del sistema previdenziale italiano, chiedendo al decisore politico di assumere il tema della pensione contributiva di garanzia come una priorità normativa.

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