Dinamo-Pancotto, prima sfida in Serie A
Il Banco ritrova il primo coach della A2 che negli anni Novanta è stato anche un avversario in tante battaglie storiche
SASSARI. Prima amanti, poi nemici, quindi rivali con un rispetto tendente all’amicizia. L’amarcord del Banco di Sardegna nei favolosi anni Novanta della A2, dopo Casarin e Markovski, continua ad Avellino con chi quel ciclo lo ha aperto: Cesare Pancotto, il primo coach della Dinamo nei campionati professionistici. Una sola stagione, indimenticabile, e tanti incroci da avversari. Le strade poi si sono separate e si ricongiungeranno domenica dopo 14 anni per una sfida che sarà la prima giocata in A1.
Il duello. Pancotto nella stagione 1989/90 guida la Dinamo a una salvezza che sa di miracoloso ma, quando tutto sembrava fatto per la sua conferma, annuncia la firma con Pistoia. La società non la prende, diciamo così, benissimo e nemmeno i tifosi che si sentono traditi. E manco a farlo apposta, la prima partita della nuova stagione è Banco-Pistoia. Il clima è rovente, cori di insulti personali, fischi, ma Pistoia la spunta 90-87 e fa il bis al ritorno.
La rivincita. La stagione successiva, in un clima più urbano, Giulio Melilla regala la rivincita ai tifosi sassaresi che godono non poco per il 76-74 firmato dalla doppia-doppia (24+10) di Paul Thompson. Tra le curiosità, il primo arbitro della partita: Giampaolo Cicoria da Milano. Al ritorno rivincita di Pancotto che vince una partita senza storia (89-71) segnata dai 30 punti di Ron Rowan e i 14 rimbalzi di Dan Gay.
Imbattibile. Le successive quattro sfide sono tutte appannaggio di Pancotto, che fa 2-0 alla guida di Siena (1993/94) e Trieste (1997/98, con un pesante 88-58 nella gara di andata).
La leggenda. Nel 1998/99 si gioca una partita destinata a rimanere negli annali: quella dei cinque supplementari, record tuttora imbattuto. Siamo alla quarta di andata, in panchina la Dinamo ha Stefano Michelini, Trieste è una squadra ambiziosa con nomi importanti (Michael Williams, Alberto Vianini, Roberto Bullara e quel Nello Laezza che cinque anni più tardi riporterà la Dinamo in Legadue). Succede veramente di tutto e chi c’era non l’ha dimenticato, alla fine i giocatori vagavano per il campo come ubriachi e sbagliavano i palloni più facili. Finisce 121-116, con svariate “chicche” statistiche: 65’ (cioè tutti) giocati da Haynes che segna 37 punti con Emanuele Rotondo che ne aggiunge 32,dall’altra parte Williams ne fa 48 con 15 falli subiti e Shorter cattura 20 rimbalzi.
Tripletta inutile. Complice la formula, in quel campionato Dinamo-Triste si gioca tre volte. Vince sempre la Dinamo e, cuiosità, ogni volta ha un allenatore diverso: prima Michelini, poi Mangano, quindi Carosi. E quest’ultima è la vittoria più inutile della storia biancoblù perché arriva all’ultima giornata e segna la retrocessione. Per un incrocio di risultati tuttora misterioso e un po’ sospetto, la Dinamo è salva prima degli ultimi 40’ ma retrocede per colpa della classifica avulsa che si forma a causa della sconfitta casalinga (guarda tu) di Avellino. Pancotto assiste impassibile alla sconfitta della sua squadra (86-62), poi va a consolare il povero Carosi, in lacrime, che con 5 vittorie in 6 partite aveva rianimato una squadra che all’inizio della seconda fase sembrava spacciata. A condannarlo, alla fine, l’unica sconfitta: per un punto, ad Avellino. Avesse fatto 5/6 perdendo con qualsiasi altra squadra si sarebbe salvato.
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