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Dinamo-Pancotto, prima sfida in Serie A

di Roberto Sanna
Dinamo-Pancotto, prima sfida in Serie A

Il Banco ritrova il primo coach della A2 che negli anni Novanta è stato anche un avversario in tante battaglie storiche

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SASSARI. Prima amanti, poi nemici, quindi rivali con un rispetto tendente all’amicizia. L’amarcord del Banco di Sardegna nei favolosi anni Novanta della A2, dopo Casarin e Markovski, continua ad Avellino con chi quel ciclo lo ha aperto: Cesare Pancotto, il primo coach della Dinamo nei campionati professionistici. Una sola stagione, indimenticabile, e tanti incroci da avversari. Le strade poi si sono separate e si ricongiungeranno domenica dopo 14 anni per una sfida che sarà la prima giocata in A1.

Il duello. Pancotto nella stagione 1989/90 guida la Dinamo a una salvezza che sa di miracoloso ma, quando tutto sembrava fatto per la sua conferma, annuncia la firma con Pistoia. La società non la prende, diciamo così, benissimo e nemmeno i tifosi che si sentono traditi. E manco a farlo apposta, la prima partita della nuova stagione è Banco-Pistoia. Il clima è rovente, cori di insulti personali, fischi, ma Pistoia la spunta 90-87 e fa il bis al ritorno.

La rivincita. La stagione successiva, in un clima più urbano, Giulio Melilla regala la rivincita ai tifosi sassaresi che godono non poco per il 76-74 firmato dalla doppia-doppia (24+10) di Paul Thompson. Tra le curiosità, il primo arbitro della partita: Giampaolo Cicoria da Milano. Al ritorno rivincita di Pancotto che vince una partita senza storia (89-71) segnata dai 30 punti di Ron Rowan e i 14 rimbalzi di Dan Gay.

Imbattibile. Le successive quattro sfide sono tutte appannaggio di Pancotto, che fa 2-0 alla guida di Siena (1993/94) e Trieste (1997/98, con un pesante 88-58 nella gara di andata).

La leggenda. Nel 1998/99 si gioca una partita destinata a rimanere negli annali: quella dei cinque supplementari, record tuttora imbattuto. Siamo alla quarta di andata, in panchina la Dinamo ha Stefano Michelini, Trieste è una squadra ambiziosa con nomi importanti (Michael Williams, Alberto Vianini, Roberto Bullara e quel Nello Laezza che cinque anni più tardi riporterà la Dinamo in Legadue). Succede veramente di tutto e chi c’era non l’ha dimenticato, alla fine i giocatori vagavano per il campo come ubriachi e sbagliavano i palloni più facili. Finisce 121-116, con svariate “chicche” statistiche: 65’ (cioè tutti) giocati da Haynes che segna 37 punti con Emanuele Rotondo che ne aggiunge 32,dall’altra parte Williams ne fa 48 con 15 falli subiti e Shorter cattura 20 rimbalzi.

Tripletta inutile. Complice la formula, in quel campionato Dinamo-Triste si gioca tre volte. Vince sempre la Dinamo e, cuiosità, ogni volta ha un allenatore diverso: prima Michelini, poi Mangano, quindi Carosi. E quest’ultima è la vittoria più inutile della storia biancoblù perché arriva all’ultima giornata e segna la retrocessione. Per un incrocio di risultati tuttora misterioso e un po’ sospetto, la Dinamo è salva prima degli ultimi 40’ ma retrocede per colpa della classifica avulsa che si forma a causa della sconfitta casalinga (guarda tu) di Avellino. Pancotto assiste impassibile alla sconfitta della sua squadra (86-62), poi va a consolare il povero Carosi, in lacrime, che con 5 vittorie in 6 partite aveva rianimato una squadra che all’inizio della seconda fase sembrava spacciata. A condannarlo, alla fine, l’unica sconfitta: per un punto, ad Avellino. Avesse fatto 5/6 perdendo con qualsiasi altra squadra si sarebbe salvato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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