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Lo squalo Thomas rompe l’incantesimo «Sì, sono tornato»

di Andrea Sini
Lo squalo Thomas rompe l’incantesimo «Sì, sono tornato»

Prestazione di altissimo livello dell’ala statunitense «Ci sono tante cose da fare in campo, non solo tirare»

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SASSARI. L’urlo dello squalo fa saltare in aria il settore A e vibrare l’intero palazzetto. L’ultima tripla dall’angolo, lo sguardo da killer e i pugni chiusi mostrati al pubblico sono il morso più devastante sulle speranze della sua ex squadre. Più Black Shark che Black Jesus, Omar Thomas va a nozze nelle acque agitate e trascina la Dinamo. «Grande partita e grande vittoria», sorride l’ala biancoblù. Vedere un giocatore così esperto e compassato che si “gasa” in quel modo è lo specchio di una Dinamo che sta tornando ad avere fame.

Dopo qualche passaggio a vuoto, il giocatore più esperto della Dinamo è tornato. «Sono tornato? Non saprei – dice OT, ma il suo non è un girare a largo dal problema –. Sì, c’è stata qualche partita in cui non ho reso al massimo, ma la stagione è lunga e non è facile essere sempre al top. Stavolta mi è toccato prendere più tiri del solito ed è anche andata bene. Ma la Dinamo ha già tanti tiratori, non ha bisogno che mi ci metta pure io. Ci sono tante cose da fare in campo, non c’è per forza bisogno di prendere tanti tiri».

Per esempio si può combattere nell’area colorata e prendere tanti rimbalzi. E oltre ai 21 punti segnati, ieri Thomas ha spazzolato anche i tabelloni, tirando giù anche qualcosa come 12 rimbalzi. «Davvero ne ho presi soltanto 12? Per quanto sono stanco e per quanti colpi ho preso pensavo fossero almeno 20... Ci ho messo tutta l’energia che avevo in corpo, questa vittoria era troppo importante e devo dire che tutta la squadra ha dato il massimo. Brindisi è un’ottima squadra, ha grandi atleti e affrontarli non è facile».

Il quintetto piccolo, con Thomas vicino a canestro insieme a Caleb Green, è stata la chiave di volta. «Sì, è una buona soluzione, perché a Caleb piace allontanarsi da canestro e tende a portare fuori il cinque avversario. E i cinque sono tutti più lenti di lui. Serve l’aiuto di tutti ovviamente, e per fare andare bene le rotazioni c’è bisogno di grande intensità e voglia di fare un passo in più». Alla strabordante grinta di Thomas, fa da contraltare un atteggiamento piuttosto compassato: dopo l’ultima tripla però ha gridato come dopo un gol. «Beh, me la sentivo ed era un canestro importante – ride OT –. Ci siamo presi il fattore campo nella prima serie ed è importante, perché Brindisi è un campo difficilissimo. Giochiamocela».

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