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di Guido Piga

OLBIA. Dici Degortes, e non puoi che pensare a Olbia. Lei porta quel cognome (ma l’instivinzu non lo ricorda, «devo chiedere a nonno») e, anche se non lo dice, stasera sarà una giornata un po’ più...

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OLBIA. Dici Degortes, e non puoi che pensare a Olbia. Lei porta quel cognome (ma l’instivinzu non lo ricorda, «devo chiedere a nonno») e, anche se non lo dice, stasera sarà una giornata un po’ più speciale che per le compagne. Un millimetro in più, non di più magari, ma è certo che Simona Degortes quando scenderà sul parquet per gara 1 dei playoff dell’Hermaea contro Caserta (Geovillage, ore 19,30, ingresso libero) proverà un’emozione tutta sua, difficile da spiegare. Perché lei in quella squadra è cresciuta. Perché lei in quella squadra l’anno scorso ha sofferto da matti, con soli 4 punti raccolti e una retrocessione dolorosa. Perché lei ora è in questo gruppo che sta scrivendo una pagina bellissima. «Comunque vada a finire» dice, serenamente, con un volto dolce, da brava ragazza.

Cominciamo dal passato. Quanto è stata dura, l’anno scorso.

«Molto. Però anche quel campionato così deludente è stato utile. Anche negli errori, si impara molto. Caratterialmente, tecnicamente».

E poi la sorpresa di quest’anno, se di sorpresa si può parlare.

«Lo è stata, davvero. Nessuno si aspettava, all’inizio, nulla. Volevamo fare un buon campionato, sì, ma mai avremmo pensato di arrivare dove siamo arrivate.

Il coach dice che è merito di una serie di cose, compreso un alto valore umano.

«Penso di sì. Quando ci siamo trovate, fra compagne, abbiamo subito instaurato un bel feeling. Non lo dico per dire, ma sono tutte delle brave ragazze: educate, serie, professioniste. Un piccolo particolare: non ce n’è una che, quando incontra una ragazzina delle giovanili, non dica “ciao”. Può sembrare una cosa scontata, ma non sempre è così».

Tu dai l’impressione di essere molto serena, molto equilibrata. Che cosa ti dà forza nello sport?

«Tante cose. Lo sport l’ho vissuto sempre in famiglia. L’ho sempre fatto. Quando ero piccola, giocavo a calcio nelle vie con i miei amici. Ce la metto tutta, mi alleno con passione, e poi mi dico: accada quello che deve accadere».

Ma l’attesa per la sfida di oggi non ti agita? C’è qualche strategia per gestire la tensione?

«Asc olto musica che mi carica. Mi preparo il pranzo e mangio da sola, perché mica posso costringere i miei a pranzare a mezzogiorno, e questo mi rilassa. Poi sto con le compagne e, insieme, ci troviamo sempre bene. Perché ridiamo, scherziamo, usciamo».

Non c’è un rito segreto? Un amuleto?

«Chissà... (sorride). Ma, se anche avessi qualcosa, non lo direi. Per scaramanzia, ovviamente...».

E un modello sportivo a cui ispirarsi per migliorare?

«Paola Cardullo, il migliore nel suo ruolo, che poi è anche il mio: quello di libero. Poi ce ne sarebbe anche un altro, se proprio è questo che debbo dire. Paolo Maldini. Un grande giocatore, un grande uomo. E non lo dico perché sono una simpatizzante del Milan. È proprio così».

Che cosa ti senti di dire per stasera? Che sensazioni hai?

«Le sensazioni che ho preferisco tenerle per me. È un modo di essere rispettosa verso me stessa e le altre compagne. Quello che posso dire è che andremo sul parquet consapevoli della nostra forza e di quelle delle avversarie. Ce la giocheremo fino in fondo».

Ma fare una promessa, visto che si gioca per la A2, proprio no?

«Posso dire che ci divertiremo e che speriamo di far divertire il pubblico. Poi, come detto prima, per noi sarà una bellissima vittoria, comunque vada a finire. Un punto di partenza».

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