«Il podio è bellissimo ma devo ancora dimostrare tutto»
Aru ha scatenato il tifo sardo e italiano sulle salite del Giro La madre e la fidanzata: «I sacrifici ora vengono premiati»
SASSARI. Fabio qui, Fabio qua. Tutti lo vogliono, tutti lo applaudono. Sulle salite del Giro fioriscono i colori lassù mai visti dei Quattro Mori, gli striscioni per il giovane di Villacidro si moltiplicano, l’entusiasmo varca il Tirreno, raggiunge vette da Cima Coppi e lui con una ennesima grande prova nel finale ci mette quel qualcosa in più che lo fa Fabiolous e blinda il terzo posto. Sul podio al Giro d’Italia, che domani vive la passerella celebrativa.
E’ fatta, e già ieri a fine tappa era tempo di bilanci, con Aru protagonista al Processo alla tappa e tutto il suo gruppo sotto il palco, dalla madre Antonella («Siamo orgogliosi di lui, i sacrifici da dilettante li abbiamo fatti insieme, ci abbiamo sempre creduto») alla fidanzata Valentina («Sono contenta che finalmente i sacrifici vengano ripagati, che bello vederlo sul podio») agli amici che numerosi lo hanno seguito nel gran finale, sostenendolo a ogni tornante orgogliosi del loro muflone sulla maglietta.
Lui dedica il podio ai compagni di squadra («Dal primo all’ultimo si sono fatti il mazzo, hanno fatto le cose che in tv non si vedono anche a inizio e metà gara e mi hanno tenuto davanti», fa prima di tutto un in bocca al lupo agli infortunati Brajkovic e Scarponi e ripete il suo mantra: «Ho lavorato duro per tutto l’inverno... Ancora non conosco i miei limiti, ho corso alla giornata ma è bellissimo essere arrivato fin qui».
Ieri «all’inizio della salita ho fatto un po’ fatica – racconta –, poi ho trovato il mio passo», e una volta conclusa la salita mentre gli esperti gli pronosticano un futuro in discesa llo scalatore non ci casca: «Sono commosso, provo delle sensazioni bellissime, è un terzo posto inatteso». Fa i complimenti a Quintana, Rigoberto Uran glieli gira («Ha meritato la maglia bianca, l’Italia ha scoperto un campione»), e lui prosegue: «In una corsa a tappe bisogna saper tenere duro soprattutto nei momenti difficili, che in tre settimane non mancano. Non si può stare sempre bene, si muore sulla bici». E possibile correre nella stessa stagione il Giro d’Italia e il Tour de France?, gli chiedono: « Non ho tanta esperienza, ma secondo me è un po’ dura»».
«La mia vita ora cambiera? Il mio futuro? Non cambia niente – conclude Fabio Aru, sempre sfoggiando un largo, sereno sorriso –: andrò sui pedali sempre con la stessa grinta. Il terzo posto al Giro è una grande soddisfazione ma ho ancora tanti anni davanti a me, il lavoro comincia a dare i primi frutti ma devo ancora dimostrare tanto».
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