Poco Gentile e tanto onesto pare
Antipatico, temerario e talentuoso: è lui l’uomo-chiave della serie
SASSARI. Arrogante, spocchioso e pieno di talento sino alle orecchie. Digerito a stento dai giocatori avversari, detestato ben oltre i limiti del disprezzo dai tifosi delle altre squadre e spesso, molto spesso decisivo. Come in queste prime tre gare della semifinale scudetto. Alessandro Gentile da Maddaloni, figlio di cotanto padre e padrone di cotanta tecnica, unita a una forza fisica debordante, sino a questo momento è il giocatore chiave della serie Sassari-Milano. Sempre oltre i 20 punti (rispettivamente 23, 21 e 25), sempre con percentuali mostruose: il 77,3% da 2, il 50% dalla linea dei 6,75. Con prestazioni condite da tanto altro: per esempio 6 rimbalzi e 3 assist di media, ma anche tanta leadership e la certezza che se l’attacco milanese è impantanato, dare la palla a Gentile e vedere cosa accade è sempre un’ottima soluzione.
Il più forte e discusso dei giovani talenti italiani (classe 1992, compirà 22 anni il prossimo a novembre) è alla ricerca della consacrazione dopo una stagione fatta di continui alti e bassi. E questi playoff possono rappresentare per la stella dell’Armani un trampolino di lancio perfetto per un campionato ancora più importante. «Speriamo che lo chiamino in Nba così ce lo leviamo dai piedi e non lo vediamo mai più», commentavano alcuni tifosi sassaresi al termine di gara3. Questo solo per avere un’idea di quanto la sua bravura, unanimemente riconosciuta, sia pari solo all’antipatia che riesce a tirarsi dietro. Non sempre in maniera immeritata, tra l’altro. Come quando si gira verso il pubblico per rispondere alle provocazioni (è successo anche due sere fa a Sassari), come quando gioca duro e non chiede mai scusa agli avversari. Il Balotelli della palla a spicchi va dritto per la sua strada, fatta anche di incroci fortunati con la dea bendata (come nel caso della tripla che ha deciso gara3) e di pressioni enormi sopportate sin da ragazzino proprio per via del suo carattere tutt’altro che conciliante.
Due anni fa, vent’anni ancora da compiere, fece la leggerezza di pubblicare su Twitter un fotomontaggio che girava in quel periodo, con tre arbitri in maglia Montepaschi. A Siena, la settimana dopo, trovò ad attenderlo l’inferno e Stonerook impiegò appena 45” per fare “giustizia” spaccandogli la testa con una gomitata.
Ora è l’uomo-playoff. Più lo fischiano più rende, più lo picchiano più gioca bene. Un tipino da marcare stretto. (a.si.)
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