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La salvezza è d’obbligo, l’Europa il vero obiettivo

di Mario Frongia
La salvezza è d’obbligo, l’Europa il vero obiettivo

Giulini prepara un colpaccio di mercato per dare al boemo una grande squadra. Ma prima ci sono da discutere i rinnovi di Astori e delle altre stelle rossoblù

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CAGLIARI. Una sorta di mantra. Prendere o lasciare, al Cagliari si volta pagina. E sbaglia, di grosso, chi si sofferma su agonismo, adrenalina, tattica, propensione offensiva e intensità chiesta da Zeman. C’è questo e molto altro nel progetto rossoblù. Corsa e spirito di sacrificio, attenzione e cultura del lavoro. Ma soprattutto, un’adesione totale alla cultura zemaniana. E dunque - visto che Giulini e Marroccu si sono attribuiti vicendevolmente e con un sorriso il merito-responsabilità di aver firmato il colpo Zeman - è una filosofia forte e proiettata nel futuro quella che si apre nell’undicesima stagione di fila in A del Cagliari. L’idea piace e suggestiona. Dalla sede trapela poco o nulla, ma la sensazione è che non solo possa esserci spazio per un colpaccio di mercato, ma che l’intera operazione Fluorsid group sia un new deal.

Il nuovo corso rilancia il settore giovanile. L’indizio? Gianfranco Matteoli unico sopravvissuto dell’era celliniana nel cda dei bocconiani -, punta sul filosofo del calcio d’attacco, crede in una società moderna e trasparente. Con uno sforzo per radicalizzarsi sul territorio e le giuste capacità per attrarre una tifoseria fiaccata dalle vicissitudini dell’ultimo biennio.

Rinnovamento e web marketing. Zeman e Marroccu, con la supervisione del patron – sanno di essere sotto i riflettori. Sulla rosa del Cagliari vanno fatti ragionamenti su breve e medio periodo. «Un pallino, oltre a quello di Zeman? Sì, ce l’ho ma non vi dico qual è altrimenti sale il prezzo» la frase sibillina e scaltra di Tommaso Giulini. Insomma, le acque si scaldano anche con una frase e un obiettivo succulento. Ma, per volare basso, va detto che anche blindare Ibarbo, richiesto da mezza Europa, e convincere Astori, altro top player con dietro una dozzina di club, sarebbe un biglietto da visita niente male.

Diritti tv e immagine. Proprio nei giorni in cui in Lega si decide come far lievitare e distribuire la torta dei diritti tv, la società di Giulini dà una scossa robusta al proprio modo di giocare. Ma non solo. Anche la struttura organizzativa e gestionale, la nascita di Cagliari 2.0, un’immagine che richiama gli esempi della Dinamo Banco di Sardegna e di Fabio Aru, eroe villacidrese del Giro d’Italia, semina impegno e sguardo a 360 gradi. Certo, alle parole devono seguire, con una certa rapidità, i fatti.Il club rossoblù è un giocattolo che vale grosso modo una milionata a punto. Ovvero, se si sta in A, quaranta lunghezze valgono altrettanti milioni di euro. E tra i cinquanta e i sessanta si punta alle coppe. Ecco, la vera mission è questa: partire per fare il meglio.

Tenendo i piedi per terra, con umiltà e senza inutili proclami, ma abbandonando una volta per tutte la soglia salvezza. Intesa, da sempre, come unico e insostituibile obiettivo.

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