Un gemellaggio tra Roma e Napoli
Lettera di un tifoso giallorosso agli ultrà azzurri dopo la morte di Ciro Esposito
NAPOLI. La morte di Ciro Esposito, il momento più acuto della contrapposizione, per molti una vera e propria guerra, tra ultrà del Napoli e della Roma può essere il punto per ripartire, per «sotterrare la violenza», come chiede a gran voce la mamma del giovane napoletano, Antonella. Un tifoso giallorosso, Giovanni, in una lettera al Mattino, condanna senza mezzi termini chi ha ucciso («un assassino non ha colori, è solo un assassino, chi ha premuto quel grilletto non è tifoso della Roma»), e lancia la proposta: «oggi una bella risposta a tutto questo dramma sarebbe un nuovo gemellaggio tra Roma e Napoli».
«Quel maledetto 3 maggio, quel proiettile ha colpito tutti, anche noi. Oltrechè il povero Ciro, ha colpito voi, tutta Italia e tutti i tifosi. Sono almeno 25 anni che seguo la Roma in casa ed in trasferta. Ho fatto cori, offeso ed inveito contro altri tifosi come voi e come altri tifosi hanno inveito ed offeso me. Ho cantato cori contro Napoli ed i napoletani perchè li ho sempre ritenuti goliardici e limitati ai confini calcistici. Ho tantissimi amici napoletani ed ho frequentato molto la vostra città. Premesso ciò - scrive Giovanni - voglio solo farvi capire che questa grande tragedia ha colpito anche noi. Ho pianto per la morte del povero Ciro. Come me hanno pianto tantissimi, forse tutti, i tifosi della Roma. Chiunque abbia premuto quel grilletto non è un tifoso della Roma. È un assassino! Un assassino non ha colori. È solo un assassino! Io oggi piango con voi e come voi, ma da voi mi sento colpevolizzato. È un dolore nel dolore. Ieri a Napoli un criminale ha sparato ad un ragazzo per un motorino. Se colui fosse, ad esempio, un tifoso interista, colpevolizzereste tutti i tifosi interisti? Oggi una bella risposta a questo dramma sarebbe un nuovo gemellaggio tra Roma e Napoli. Ciro Esposito rimarrà sempre anche nei nostri cuori», conclude la lettera.
La lettera del tifoso romanista viene presa con estrema diffidenza negli ambienti delle curve del Napoli. Il ragionamento che fanno gli ultrà azzurri è questo: in questi 53 giorni dal ferimento che poi ha portato alla morte di Ciro Esposito, «nessun segnale è arrivato dai tifosi giallorossi per dissociarsi dal gesto o dalla persona che l'ha compiuto, anzi c'è stato anche uno striscione della curva dell'Olimpico di sostegno a Gastone, l'uomo accusato di aver sparato».
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