Nuovi angeli dello stadio per il Cagliari
Bando della società rossoblù che cerca steward. Devono essere incensurati e pronti a mettersi al servizio del pubblico
CAGLIARI. Sentinelle di civiltà e buon senso. Pronte a prevenire, indirizzare, consigliare comportamenti idonei. Dentro e fuori lo stadio. Mentre nel resto del mondo la questione steward è avamposto di cultura, salubrità civica, riguardo per i tifosi di casa e ospiti, in Italia si fatica, eccome, a imparare la lezione.
Nasce anche da qui, la chiamata del Cagliari. La società di Tommaso Giulini posta sul proprio sito la selezione per indossare la pettina che consente di diventare figure chiave prima, durante e dopo una partita. Un aggiornamento obbligato. Che prevede sia l’aggiornamento delle conoscenze delle figure in organico, sia l’innalzamento delle competenze. Nulla di straordinario, ma solo arbitri del comportamento normale. Ovvero, lo stile, sobrio e attento, della nuova proprietà.L’identikit? Con almeno la licenza media, giovani, svegli, abili nell’anticipare i fastidi. E se magari impastano qualche parola in inglese, non guasta. Pare banale, ma dalle nostre parti, troppo spesso non va come dovrebbe. E anche l’ultima stagione, chiusa dall’indegna e tragica gazzarra di Roma per la finale di Coppa Italia, è la conferma.
La partita steward è complessa e semplice al tempo stesso. Figure dinamiche, pronte a non-vedere la partita, piazzate a distanze prestabilite con lo sguardo rivolto al pubblico. In testa, poche e concise regole indispensabili per prevenire e mantenere l’ordine. Il club rossoblù si muove sulle linee guida stabilite dalla normativa. Invita gli interessati a recuperare dal sito il modulo per partecipare a una delle due selezioni. La prima conduce alla certificazione "Assistente di stadio". In pratica, l’abc dello steward. La seconda abilita al Blsd, cioé , la capacità di offrire primo soccorso con eventuale uso del defibrillatore. La fedina penale deve essere immacolata. Il club invia la lista dei prescelti in questura. Per partecipare alla selezione non si devono avere condanne penali né processi, penali e amministrativi, aperti. E non si deve aver avuto a che fare con i Daspo, i divieti di presenza e accesso alle manifestazioni sportive. Ma non solo. I partecipanti devono essere immuni da denunce e condanne, anche con sentenze non definitive, per reati che prevedono il Daspo. Insomma, il calcio cerca persone per bene. Pronte a mettersi in gioco al servizio del club e del prossimo. Abili nell’interfacciarsi con l’ultrà, il disabile, l’anziana tifosa, l’inviato di un grande quotidiano o un’alta carica dello Stato. La partita è aperta.
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