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L’ultima salita di Sergio Farris: «Una Scala Piccada tutta per lui»

di Marco Giordo
L’ultima salita di Sergio Farris: «Una Scala Piccada tutta per lui»

L’automobilismo sardo piange il grande pilota sassarese. Questa mattina ad Alghero i funerali Il ricordo degli amici: «Era un uomo di alti principi. Preciso e testardo, sempre con la battuta pronta»

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SASSARI. Quando si parla di automobilismo in Sardegna negli Anni ’70, automaticamente la memoria va alle gesta di Sergio Farris che, per le sue grandi qualità di pilota, balzò agli onori delle cronache. Diventò famoso per il suo stile di guida e per il forte carattere.

Epiche le sue cronoscalate, soprattutto nella Alghero-Scala Piccada, la gara alla quale era più affezionato. Storica anche la sua rivalità con Uccio Magliona, altro grande protagonista sassarese delle velocità in motagna, una rivalità che rese ancor più popolare l’automobilismo in Sardegna.

Sergio Farris è morto domenica sera ad Alghero, per un infarto. La sua bacheca Facebook è ricca di commossi saluti e disegna un personaggio vero, per tutti un amico unico. I funerali oggi alle 10.45 ad Alghero, alla Mercede. Era sassarese, algherese d’adozione. Ha fatto l’ultima salita a 73 anni per un problema cardiaco, dopo aver visto in televisione il Gran Premio di Germania.

Mario Lastretti, fotografo e giornalista cagliaritano, lo aveva sentito al telefono proprio domenica pomeriggio.

“Ancora non ci credo – spiega commosso Lastretti – perché mi sembrava in piena forma. Se n’è andato in punta di piedi, un strano visto il suo carattere vulcanico. Purtroppo non è riuscito a realizzare il sogno di riorganizzare la Scala Piccada. Mi auguro che i suoi amici algheresi riescano a farla rivivere, per ricordarlo, e che quella diventi la Scala più bella della storia”.

Vittorio Carlino, protagonista dei rally negli anni ’80 e ’90, così ricorda il suo rapporto con Sergio Farris: «Nel 1980 dopo il primo mio risultato di rilievo al Costa Smeralda – racconta Sergio mi chiamò nel suo ufficio, dove facevano bella mostra alle pareti le sue coppe. Voleva farmi i complimenti e dirmi che avrei dovuto gestire con più malizia i rapporti con la stampa e le scuderie. Era un uomo di alti principi sportivi, ricordo con affetto e tristezza quando mi portò a Cuglieri in occasione della Cuglieri-La Madonnina per insegnarmi le tecniche di guida in salita. Io venivo dal rally e non sapevo niente di tagli e staccate, o di memorizzazione del percorso. Mi prese sotto la sua ala insegnandomi tanto. Come pilota Sergio è sempre stato preciso, testardo, come uomo era un sassarese simpatico, sempre con la battuta pronta».

Anche Andrea Coco, giornalista Rai appassionato di motori, seguiva Farris. “Sono addolorato, lo conoscevo da 40 anni – dice -. Ero ragazzino quando lui con le Abarth 595 faceva le cronoscalate. Aaveva un carattere impetuoso, polemico, ma sapeva essere simpatico e fondamentalmente era un buono. Sergio aveva un piede pesante e una buona tecnica, e all’inizio della carriera rivaleggiava con Antonio Murru, poi quando è passato alle barchette il suo principale antagonista diventò Uccio Magliona. Credo che nonostante la loro accesa rivalità in fondo si volessero bene, e sono sicuro che Uccio sia dispiaciuto della sua scomparsa. Ci furono poi altre polemiche sul numero dei suoi titoli italiani vinti. Nel ’74 mi riprese perché scrissi che era algherese, mentre lui si definiva sassarese doc. Un paio d’anni fa l’ho rivisto a Cagliari, come sempre battagliero. Il suo sogno era rilanciare in grande stile la Scala Piccada, la gara a cui era più affezionato”.

Infine Antonello, fratello di Sergio, sintetizza la sua brillante carriera: «Iniziò a correre nel ’63 subito dopo aver preso la patente, alla Scala Piccada. Aveva una 600 grigia tutta rattoppata, aveva bucato il paraurti e lo mise a posto all’ultimo. Poi le Abarth 595 prima di passare alle Alfa Romeo, prima la Giulia e la Gta quindi le barchette Osella, Chevron e Lucchini, e infine una Ford Escort rossa gruppo 5. Vinse tre volte il titolo italiano della montagna, e l'assoluta alla Scala Piccada 1980 su una Osella PA6 2000: la sua vittoria più cara».

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