Il Cagliari targato Zeman stenta ancora a carburare
Difesa ballerina, attacco imballato e un portiere in cerca di identità. Impassibile il tecnico boemo. «Meglio giocare così adesso e non tra un mese»
CAGLIARI. “Una brutta partita”. Le parole di Zeman, a sette giorni dal Catania e quattordici dalla trasferta di Sassuolo, non lasciano spazio ai dubbi.
Mezzo mese per capire e approfondire: il Cagliari di Zeman comincia a guardarsi allo specchio. Solidità difensiva e amnesie, raddoppi e coperture, possesso palla e velocità della manovra. Ma anche integrazione e assemblaggio dei nuovi, metabolizzazione degli input tattici, copertura del campo e condizione psicofisica.
Con i pari categoria (Apollon, Getafe e Celta Vigo) i rossoblù totalizzano un pari e due ko, con otto reti subite e due realizzate. Al netto di una preparazione cominciata dieci giorni dopo, tra gambe pesanti e assenze (Conti, Rossettini, Dessena, Ibarbo a mezzo servizio e Caio Rangel appena rientrato alla base) qualche considerazione va fatta.
La prima riguarda la produzione e la finalizzazione di palle gol. Sotto porta, complice il gran lavoro senza palla, si è visto troppo poco. Zeman chiede pazienza. Ci sta. Ma intanto, la stagione è alle porte. E anche il ballottaggio in porta e dei due centrali difensivi, dovrebbe incanalarsi verso un’identità precisa. Le energie disperse su Almunia, vanno ricomposte: per un portiere, autostima e qualità tecnica vanno di pari passo. Ed è complesso tenere due titolari sul filo.
Identico il discorso sulla coppia difensiva. Scelte decisive da compiere in fretta. Un poker sbiadito. «Abbiamo provato a giocare e non ci siamo riusciti. È normale in questo momento della stagione, anche se sarebbe sempre meglio evitare risultati del genere. Abbiamo lavorato sul fisico, dobbiamo lavorare sulla testa», l’sms di Zeman nel dopo Celta. Con un’avvertenza: «Non sono preoccupato: questa partita ci servirà da lezione per fare le cose con maggiore applicazione». A Vigo i padroni di casa hanno preso d’assalto la porta difesa da Colombi. Il Celta è già in palla, il Cagliari no. Zeman è sereno: «Meglio giocare così adesso e non tra un mese». Perfetto.
Ma la curiosità dei tifosi cresce. E bisogna prevenire mugugni e gufi. In Coppa Italia se ne capirà di più. Intanto, per la squadra, oltre ad acquisire in rapidità ed esplosività, deve digerire al meglio i dettami del tecnico boemo. La testa è il nodo di tutto o quasi. La mentalità, sbarcati a zemanlandia, è basilare. Convinzione e voglia di fare bene viaggiano sulla stessa frequenza. Il gruppo ha risposto presente. E, tenuto conto dell’età media (sui 24 anni, tra le più basse della categoria), e del gran numero di debuttanti in A, cautela e atteggiamento positivo vanno confermati. Visione globale. A Vigo, l’uno poco distante dall’altro: presidente e vice, amministratore di Sgs, responsabile marketing, componente del collegio sindacale. Giulini, Filucchi, Verna, Massetti e Zucca: Cagliari 2.0. Volti nuovi al “Balaidos”. In Spagna, il management del futuro. Dopo ventidue anni, si volta pagina. La società ha cambiato sembianze. In campo e fuori. Ma adesso, com’è d’obbligo nello sport, occorrono i risultati. Con il d.s. Marroccu che fa da snodo con il timone impugnato da Zdenek Zeman, si prosegue con motivazioni e coesione. Con l’ambiente esterno che si interroga incuriositi dai volti nuovi e dalla filosofie boemiane. E sbaglia chi si preoccupa per lo stop della caccia all’abbonamento: i fedelissimi - complici le note abitudini messicane, le vacanze e l’esordio fuori casa - potrebbero arrivare in massa in sede appena prima del debutto al Sant’Elia con l’Atalanta.
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