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Un gruppo da plasmare, la chiave sono gli italiani

di Andrea Sini
Un gruppo da plasmare, la chiave sono gli italiani

Dopo l’addio dei cugini Diener e degli altri stranieri della scorsa stagione ecco come cambiano le dinamiche interne dello spogliatoio sassarese

28 agosto 2014
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SASSARI. «Un po’ di talento in meno ma tanto atletismo in più». Il mantra ripetuto nelle ultime settimane da tecnici e dirigenti della Dinamo spiega alla perfezione come è stata concepita la squadra della “rifondazione”. L’anno della Coppa è ormai alle spalle e a Sassari si guarda avanti: via un’intera pattuglia di stranieri, compresi i due Diener, dentro un’armata di gladiatori che garantiscono muscoli e atletismo. Il nucleo storico italiano è stato invece confermato in blocco, a rappresentare la continuità con il passato ma anche l’appiglio al quale coach Meo Sacchetti farà ricorso per costruire il nuovo gruppo. Cambia l’assetto tecnico-tattico, ma cambieranno inevitabilmente anche gli equilibri all’interno dello spogliatoio. La vera scommessa della Dinamo è proprio questa.

Il vecchio spogliatoio. I tre veterani italiani (Vanuzzo, Devecchi e Sacchetti) insieme ai cugini Diener (americani, ma ormai completamente integrati) costituivano il blocco trainante, sia dentro che fuori dal campo: i più ascoltati dal coach e dalla società, i più amati dal pubblico e – senza dubbio – i più legati ai colori biancoblù. Difficile, onestamente, non andare d’accordo con questo quintetto di professionisti, che infatti negli anni ha inserito e aiutato a integrarsi tutti i giocatori che sono stati a Sassari, anche solo di passaggio. Da Bootsy Thornton (vero leader silenzioso, molto rispettato anche dai Diener) a Vanja Plisnic, da Tony Easley a Omar Thomas e Caleb Green (adorato dai compagni), sino ai giovani Amedeo Tessitori (destinato a diventare una colonna portante della Dinamo) a Massimo Chessa (che di fatto era già inserito per avere giocato nella Dinamo negli anni addietro). Persino la meteora cinese Qiu Biao, nel giro di pochi giorni si era trasformato da un rigidissimo pesce fuor d’acqua a scherzoso guascone.

Le nuove prospettive. Dopo la rivoluzione, gli italiani sono ancora tutti qua ed è dal loro carisma che lo spogliatoio va ricostruito. I delicati equilibri interni, in una squadra alla quale viene espressamente richiesto di sorridere sempre, dipendono in maniera pesantissima dal carattere dei singoli. Ed è qui che entra in gioco la società, che quando si presenta sul mercato va a caccia di giocatori che siano caratterialmente compatibili con lo spirito-Dinamo. È stato così anche stavolta, e anche se il vero collante tra il nucleo italiano e gli stranieri non c’è più (ovvero i Diener), i primi segnali che arrivano dal ritiro sono assolutamente incoraggianti. La scelta delle persone, al di là del loro valore come giocatori, sembra essere stata ancora una volta azzeccata.

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