«Fabiolous» Aru fra i grandi della bici
Il sardo dell’Astana chiude al quinto posto e con due successi la Vuelta dominata da Contador e guarda ai mondiali
MADRID. E’ la Vuelta di Contador, ma è stata anche la volta di Fabio Aru, un’altra volta dopo il terzo posto finale al giro d’Italia.
Lo scalatore sardo dell’Astana nella terza corsa a tappe per importanza al mondo ha confermato la sua classe cristallina e la sua propensione per le fatiche non di un solo giorno, vincendo con autorevolezza da veterano due tappe in salita e dimostrando di poter tenere il passo di campionissimi come Contador e Froome. Adesso per il villacidrese che tanto piace al team Sky e che comincia a diventare uno scomodo compagno per Nibali, c’è l’avventura dei mondiali (ancora in Spagna), per i quali il ct Davide Cassani lo ha cooptato quasi d’ufficio, gongolante per il fatto che «Fabio ancora non sa cosa può fare». Un complimento estremo, per un corridore ancora giovanissimo (ha 24 anni) e ancora alla continua scoperta di se stesso, tra una conferma e l’altra.
Ieri tutto come nelle previsioni. Alberto Contador ha vinto la Vuelta 2014, il suo terzo sigillo sulle strade di casa dove aveva già trionfato nel 2018 e 2012. Nella 21ma e ultima tappa, una cronometro individuale di 9,7 chilometri sulle strade di Santiago de Compostela, c'è gloria anche per i colori italiani con Adriano Malori (Movistar), 26 anni che, sotto la pioggia, mette tutti in riga con una grandissima prestazione coperta in 11'12«, precedendo Sergent (a 8») e Dennis (9«).
Nella classifica finale, Contador precede Froome (staccato di 1'10»), Valverde (1'50«), Rodriguez (3'25») e Fabio Aru (4'48«), protagonista di un'ottima Vuelta. Oltre al sardo, nella top ten del giro spagnolo c'è anche un altro italiano: Damiano Caruso che ha chiuso al nono posto.
Contador ieri è rimasto nelle retrovie (ha chiuso con un distacco di 1.40 da Malori), gustandosi il meritato trionfo. Ieri, agli sgoccioli della stagione, la vittoria che riscrive anche la 'pagella’ di questo 31enne spagnolo. Anche perchè è stata una vittoria 'vera, arrivata al termine di una Vuelta assai faticosa e combattuta, con tanti grandi protagonisti: da Froome, ai connazionali Valverde e Rodriguez, per finire con «Fabiolous» Aru, autore di due imprese in tappe di montagna e, dopo lo splendido Giro, definitivamente consacrato nell'elite del ciclismo.
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