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La VIOLENZA ULTRA’

Amarezza in casa Olbia Scanu: ci sentiamo sconfitti

Amarezza in casa Olbia Scanu: ci sentiamo sconfitti

OLBIA. Il presidente si dice turbato. Pino Scanu sa essere diplomatico e allo stesso tempo lasciar trasparire rammarico e stupore: «Per noi è una giornata triste». Quelle notizie arrivate dalla...

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OLBIA. Il presidente si dice turbato. Pino Scanu sa essere diplomatico e allo stesso tempo lasciar trasparire rammarico e stupore: «Per noi è una giornata triste». Quelle notizie arrivate dalla questura di Frosinone, infatti, gli hanno riempito il cuore di malinconia. Effettivamente si tratta di una mazzata: a 25 tifosi olbiesi, in trasferta per seguire la squadra sulle tribune dello stadio Tomei di Sora, è stato applicato il Daspo. Il motivo è tutto scritto nel comunicato ufficiale della questura: «atteggiamento aggressivo e violento anche con le forze di polizia». Gli ultrà «indossano una maschera in plastica bianca, felpe con cappuccio e procedono in marcia brandendo le cinture dei pantaloni». Motivo sufficiente, per la Quetura, per fara scattare anche una denuncia con l’accusa di «aver commesso in concorso reati di travisamento, lancio o utilizzo di materiale pericoloso e possesso di artifizi pirici». 22 ultrà non potranno più assistere a manifestazioni sportive per ben tre anni. Altri 3 dovranno rimanere fuori dagli stadi addirittura per 5 anni perché recidivi. In poche parole la curva olbiese rimarrà orfana di una buona parte del suo tifo.Sicuramente del suo zoccolo duro. Per questo il presidente Pino Scanu, nonostante il silenzio stampa imposto dopo la terribile sconfitta di Sora (sul campo, 3 a 0), interviene e commenta il provvedimento della questura di Frosinone sul portale della società. «Rimango turbato dalle notizie che arrivano da Sora e, in particolar modo, dalle decisioni della questura di Frosinone – dice Scanu – Non mi permetto di entrare nel merito delle gravissime e pesantissime decisioni prese nei confronti dei nostri tifosi, un provvedimento plurimo così grave finora mai verificatosi nei confronti della nostra tifoseria. Noi con in nostri supporter abbiamo sempre avuto rapporti di dialogo e confronto e tutto ci saremmo aspettati meno che un epilogo di questo genere. Per anni i tifosi, con tanti sacrifici, ci hanno accompagnato in tutti i campi». Ma non solo. Il numero uno dell’Olbia si pone anche delle domande. «Rispettiamo le leggi e le regole disciplinari, sia giuridiche che sportive, e restiamo convinti che il comportamento delle tifoserie non deve mai debordare da questi due codici. Ma siamo amareggiati e ci sentiamo doppiamente sconfitti e, dico anche, che personalmente non sono in grado di misurare la pericolosità delle maschere di travisamento bianche, perché bianco è il nostro colore, delle cinture brandite e degli artifizi pirici. Sarebbe grave se fosse vero che i ragazzi hanno forzato il controllo, e fatto esplodere un fumogeno. Non posso, comunque, non chiedermi se oggettivamente alle condizioni date siano corrisposte sanzioni e pene adeguate ai fatti denunciati dalla questura stessa».

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