«Con Zeman il Cagliari farà il salto di qualità»
Il vice presidente Stefano Filucchi racconta come è nato il nuovo progetto
CAGLIARI. Il calcio è una passione che coltiva da quando era un ragazzino. Stefano Filucchi ha toccato il cielo con un dito quando nel 2003 è diventato dirigente dell’Inter. Coinvolto da Massimo Moratti, col quale lavora (alla Saras) fianco a fianco da tantissimi anni. Ha esultato insieme a Mourinho nella stagione del “triplete” e ora si cimenta in una nuova avventura: è da qualche mese vice presidente del Cagliari. Voluto da Tommaso Giulini (li lega una profonda amicizia), col quale ha condiviso l’esperienza nel cda nerazzurro.
Ha provato piacere dopo la vittoria a Milano?
«Naturalmente, La mia squadra ha fatto un’impresa. E’ fuori discussione che l’Inter resta nel mio cuore ma quando non gioca col Cagliari».
Ha sentito Massimo Moratti dopo questo exploit?
«Sì, ma non abbiamo parlato di calcio».
Che argomenti ha usato Giulini per convincerla ad accettare la vice presidenza?
«Intanto io sono innamorato della Sardegna. Vengo qui per lavoro da anni, ho tanti amici e con la città si è subito creato un bel rapporto. La mia famiglia quando può trascorrere qualche giorno di vacanza a Cagliari. Ho informato il dottor Moratti della proposta, mi ha incoraggiato e ho detto sì».
Definisca il presidente Giulini in due parole.
«Appassionato e leale».
Resterà a lungo al timone del Cagliari o c’è il rischio che si stanchi presto?
«Il nostro è un progetto a medio-lungo termine. Il presidente sta facendo le cose seriamente e con impegno. Credo abbia dato un segnale forte sulle sue intenzioni. Sta dedicando tante energie al Cagliari Calcio e questo nonostante abbia mille impegni».
E’ vero che Moratti voleva Zeman all’Inter?
«Posso dire che ha una grande stima per questo allenatore. Quando gli abbiamo detto che il mister aveva firmato ci ha fatto i complimenti e promesso che verrà a Cagliari per vedere qualche partita».
Che effetto fa lavorare fianco a fianco con lui?
«Zeman è una persona riservata e di stile. Parla poco, trasmette le sue idee con un’ironia sottile ed elegante. Fare una chiacchierata col boemo è un piacere. Sono rimasto colpito da come viene ascoltato dal suo staff e dai giocatori.
A che punto è il progetto Cagliari?
«Molto avanti. Sapevamo che ci sarebbe voluto tempo e non ci siamo impressionati per la falsa partenza. Le cose non cambiano per una vittoria o per una sconfitta».
Soddisfatti delle risposte che state ricevendo?
«Molto. I tifosi ci stanno vicino e anche le istituzioni stanno facendo la loro parte. C’è grande attenzione e coesione attorno al nostro progetto».
Sia sincero, dopo il ko col Torino avete avuto dubbi sulle scelte fatte?
«Mai. Eravamo e siamo convinti di aver fatto le cose per bene. Non si mette tutto in discussione per un passo falso».
Scusi la curiosità, ha mai parlato con Massimo Cellino dopo la vandita del club?
«No. Con lui ci conosciamo appena. Abbiamo scambiato qualche battuta quando ero dirigente dell’Inter. Posso dire che capisce tanto di calcio ed ha gestito la società come meglio non si poteva».
Pensate davvero solo alla salvezza o sotto sotto...
«Il primo obiettivo è mantenere la categoria. Non sarà facile ottenerla perchè quest’anno c’è più equilibro».
C’è un calciatore che avevate messo nel mirino e non siete riusciti a prenderlo?
«No, perchè siamo delle persone razionali. Avevamo le idee chiare e non faremo mai il passo più lungo della gamba».
Sant’Elia a sedicimila posti contro il Milan. Utopia?
«E’ una speranza. Noi faremo il possibile per concludere in tempo i lavori. Ma ci vorranno i tempi tecnici. Sarebbe bellissimo se per il 29 ottobre lo stadio fosse stracolmo».
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