Dalla tensione ai gavettoni: è ancora delirio
Bandiere al vento e clacson spianati in piazzale Segni. E i campioni d’Italia restano senza parole
SASSARI. «Finalmente! Battere Milano vale più della coppa». La festa biancoblù in piazzale Segni non è di quelle epocali, ma la soddisfazione per avere conquistato la Supercoppa italiana va a braccetto con quella di essere riusciti a cancellare un tabù ultraventennale: mai nella sua storia la Dinamo era riuscita a superare le Scarpette rosse sul parquet del PalaSerradimigni.
Dalla tensione alla gioia. Falli tecnici come piovesse, due falli antisportivi, giocatori e panchine che si prendono a male parole. Sarà anche inizio stagione, ma è stata una finale vera, con tutte le tensioni del caso. Da Gentile che si “prende” con la panchina sassarese dopo avere commesso il quinto fallo, a un nervosissimo Daniel Hackett che tira uno spintone a Sosa dopo essersi preso un canestro da tre in faccia. In una finale ci sta tutto, e alla sirena per i biancoblù è stata festa grande. Gavettoni sul parquet, abbracci e spalti bollenti.
Beato chi c’era. Al palazzetto non c’è stato il pienone. Alla fine, dati ufficiali alla mano, i posti rimasti vuoti sono stati circa 1500. Non pochi per una finale di coppa giocata in casa al cospetto della squadra campione d’Italia. Ma le scadenze ravvicinate di abbonamenti per campionato ed Eurolega, la diretta tv (ma la Dinamo in tv ci va ormai quasi sempre) e forse una piccola forma di snobbismo, hanno fatto sì che questa grande vittoria sia stata vissuta dal vivo da “appena” 3500 tifosi. «Peggio per chi non c’era», gridavano fuori dal palazzetto alcuni tifosi. «Ma in tanti non si sono potuti permettere di venire», sottolineavano altri.
La grande festa. Clacson impazziti in piazzale Segni e lungo le vie che portano verso il centro. E tante bandiere biancoblù al vento. Per un paio d’ore il traffico si è praticamente bloccato e i tifosi sassaresi si sono goduti a modo loro la festa per il secondo trofeo della storia della Dinamo. Poi in tantissimi si sono riversati nella club house biancoblù, dove hanno avuto modo di abbracciare i giocatori e complimentarsi con loro. Applausi di scherno hanno invece accompagnato l’uscita dall’impianto della comitiva milanese, talmente “avvelenata” dalla sconfitta che nessun tesserato, coach Banchi compreso, si è fatto vedere in sala stampa. Se c’è un brutto modo per perdere, Milano ha scelto proprio quello. (a.si.)
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