Il Cagliari adesso deve cambiare marcia
Segnali positivi sul piano del gioco ma i rossoblù hanno ancora tante amnesie in difesa e soprattutto le polveri bagnate
INVIATO A VERONA. Il piatto piange. Le lacrime sono amare dopo la sconfitta col Verona. Il bilancio del Cagliari dopo sei giornate è magrissimo: quattro punti e quattro sconfitte sul groppone. Più elogi che punti per Zeman che forse non si aspettava tutte queste difficoltà quando ha cominciato la nuova avventura. I rossoblù hanno fatto passi avanti sul piano del gioco. Sotto questo aspetto nel primo tempo hanno fatto meglio che contro l'Inter. L'handicap è che non hanno cancellato i difetti emersi impietosamente nella prima parte della stagione. Difesa troppo esposta alle ripartenze (concedere l’uno contro uno è un brutto e pericoloso vizio), attaccanti che davanti alla porta mancano difreddezza, squadra che si allunga, perde le distanze tra i reparti e fa quello che il mister boemo non vuole, i lanci lunghi. I risultati di ieri hanno dato una mano al Cagliari. I sardi hanno tre squadre alle spalle e due a pari punti, stanno un po' meglio di due settimane fa quando occupavano da soli l'ultimo gradino della classifica. Ma così non va, bisogna invertire il trend se si vuole conquistare la salvezza senza soffrire. Che è poi l’obiettivo di questa stagione.
Concretezza. Nel calcio è fondamentale. Se andiamo a guardare i numeri della gara del "Bentegodi", il Cagliari è entrato in area ben 19 volte, costruendo sette palle gol pulite (tre clamorose, due fallite da Ibarbo). Una gran mole di lavoro che non ha prodotto nemmeno una rete. E' sufficiente ricordare che nei primi 13' i rossoblù si sono presentati tre volte soli davanti a Rafael e lo hanno graziato. Era già successo con l'Atalanta e il Torino (anche se le occasioni erano state meno) al Sant'Elia e il Cagliari si era trovato con un pugno di mosche tra le mani. Se la squadra di Zeman non segna punti non ne prende.
Porta aperta. Finora il Cagliari ha sempre subito gol. La sua porta viene regolarmente violata. Ma c'è un altro dato che fa riflettere: in ogni gara agli avversari vengono concesse almeno quattro occasioni nitide. Troppe. E questo succede soprattutto nel secondo tempo, quando i rossoblù hanno la tendenza ad allungarsi, perdere le distanze e il centrocampo si schiaccia sulla difesa. Qui cominciano i problemi ai quali Zeman deve trovare una soluzione per uscire dal tunnel.
La sosta. Forse arriva al momento giusto. Serve una riflessione prima di ricominciare. I segnali di crescita ci sono e sono evidenti quando la squadra gioca seguendo la filosofia del mister. Manca continuità. Ci sono momenti della partita durante i quali in campo c’è confusione, quasi che ci si dimentichi ciò che si deve fare. Su questi aspetti l’allenatore boemo deve lavorare per modificare il trend. Zeman ha la totale fiducia della società e anche dei giocatori. Continua a ripetere che il suo modo di interpretare il calcio si adatta perfettamente agli uomini che gli sono stati messi a disposizione. Di sicuro diventa fondamentale la gara interna con la Sampdoria. Vietato sbagliare.
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