Zola e i malanni del calcio italiano «Lenti e banali, ma salvo Zeman»
CAGLIARI. «Bonaventura promette bene. Mi piacciono anche Hernanes e Kovacic. Ma il tridente Cossu-Sau-Ibarbo merita un applauso». Gianfranco Zola, il calcio a colori. Al Sant’Elia per gustarsi...
CAGLIARI. «Bonaventura promette bene. Mi piacciono anche Hernanes e Kovacic. Ma il tridente Cossu-Sau-Ibarbo merita un applauso». Gianfranco Zola, il calcio a colori. Al Sant’Elia per gustarsi Cagliari-Milan: «Le mani di Zeman si vedono, eccome. Ho ammirato una squadra propositiva che cerca la porta avversaria e non aspetta l’errore avversario».
Il baronetto - nella top 10 di sempre dei migliori stranieri in Premier dopo Cantona, Henry e Cristiano Ronaldo - è sul pezzo. Dopo le dimissioni al Watford, l’ex stella di Napoli, Parma, Chelsea e Cagliari è stato associato a Fulham e Crystal Palace: «Appena si è parlato di un mio arrivo, hanno superato brillantemente la crisi. Battute a parte, mi godo la famiglia e studio». Commentatore tv Champions per Al Jazeera, Zola segue le italiane in Europa. «La Juve con l’Olimpiakos non avrà problemi. Certo, serve testa. Ma Allegri è una garanzia. Per la Roma col Bayern, anche senza il ko di Napoli, è dura. Il passaggio del turno non passa per il risultato di Monaco ma serve uno scatto del gruppo, guidato dai veterani».
Come si archivia il 7-1 dell’andata?
«Con lavoro e pazienza. Garcia è bravo, ma l’asticella sale. Si impara dalle vittorie, ma molto di più dalle sconfitte. La Roma è il club che mi piace di più. Ha pagato dazio con un Bayern in gran forma, Guardiola fa calcio offensivo con equilibrio tattico e forza fisica. Totti e gli altri devono dare risposte rapide e giocare sereni».
Come valuta il calcio italiano?
«Lento e prevedibile. Dicono bene Zeman e Sacchi: la serie A è poco “allenante” per l’Europa. I problemi con i tifosi e qualità del gioco sono da rivedere».
Come si riparte?
«Con applicazione, metodologia e atteggiamento propositivo. Anche nel lavoro a secco, servono carichi e intensità di alto livello. Per competere occorre qualità e rapidità: dobbiamo correre di più e più a lungo. Gli allenamenti, specie in Premier e BundesLiga, sono feroci agonisticamente. Quel che fai in settimana, lo esprimi in partita. E serve una mentalità diversa».
Argomento ostico.
«La cultura attendista va cambiata. Si deve rischiare un po’ per trovare il gol. Ma servono tecnici che siano ben allenati a difendere le proprie idee».
Zeman rientra nell’identikit?
«Sì. Lo seguo da sempre, è venuto a trovarmi quando allenavo il Watford. Il modo in cui piazza i suoi garantisce efficacia e spettacolo. Per il risultato serve equilibrio tra i reparti ma il Cagliari, orfano di Nainggolan, Astori, Pinilla e con tanti nuovi giovani, mi pare in crescita».
Parliamo di scudetto. Corsa a due Juve e Roma?
«No. Mentre le milanesi sono indietro, il Napoli può infilarsi anche perché non ha la Champions».
Zola, mette giù i compagni top con cui ha giocato?
«Buffon, Thuram, Cannavaro, Baresi, Maldini, Lampard, Deschamps, Di Matteo, Baggio, Careca e Maradona. In panca porto Peruzzi, Desailly, Ferrara, Albertini, Wise, Poyet e Casiraghi».
Mario Frongia
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