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Gigi Riva: venne in Sardegna controvoglia e se ne innamorò

Enrico Gaviano
Gigi Riva: venne in Sardegna controvoglia e se ne innamorò

La scommessa di Arrica, i primi gol e le pretese (arroganti) dei grandi club. Storia di un miracolo sportivo che ha scombussolato il mondo del pallone

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CAGLIARI. Fermo e deciso, come quando eludeva la guardia dei più forti terzini al mondo, Gigi Riva respinge l'ennesima richiesta. Niente interviste. Lo hanno cercato da tutta Italia e non solo. Il 7 novembre, il più grande attaccante del Cagliari e della nazionale compie 70 anni. Ma Gigi ha deciso di spegnere la luce dietro di sè. Senza clamori. Il suo mito però non lo abbandona. Eppure ha smesso di giocare da 38 anni, dopo l'ennesimo infortunio, il primo febbraio del 1976, stadio Sant'Elia, Cagliari-Milan 1-3. Rombo di tuono lo ha battezzato Gianni Brera, a ricordare il violento impatto del suo sinistro sul pallone. Soprannome che gli resta impresso per sempre, insieme al Gigirriva della pronuncia sarda. Già la Sardegna. Ci arrivò nel 1963 controvoglia, deciso ad andar via subito. Invece è rimasto. Per amore dei sardi, più che della squadra. Condividendo con gli isolani lo stesso carattere: diffidente, taciturno, fiero ma pronto a darsi completamente davanti a una vera amicizia.

Pensare che di occasioni per scappar via dal destino di Cagliari e del Cagliari ce ne sono state tante. Sin dal giorno, era il giugno del 1963, in cui Andrea Arrica, geniale dirigente rossoblù, lo soffiò alla concorrenza durante una partita della nazionale juniores a Roma. L'affare con il Legnano si concluse durante l'intervallo: 37 milioni, cifra astronomica per le casse del Cagliari, squadra di B. A fine partita Arrica fu avvicinato da Renato Dall'Ara, presidente del Bologna, che gli propose l'acquisto per 50 milioni. Il dirigente rossoblù resistette, convinto di aver fatto un buon affare. Nel 1966, il trasferimento di Riva all'Inter sembrò praticamente fatto. Helenio Herrera però non voleva Riva, ma Pascutti e propose lo scambio dell'attaccante del Cagliari al Bologna. I felsinei declinarono l'offerta e Riva restò in Sardegna. L'anno dopo fu una colletta popolare fra i tifosi cagliaritani, che mise insieme una quindicina di milioni, a evitare il trasferimento. Nel 1973 la Juve mise sul piatto due miliardi fra giocatori e soldi. Riva rifiutò. «Dovrei fare 3 gol a partita, altrimenti mi fischierebbero sempre».

L'attaccante arrivato da Leggiuno ha cambiato il destino del Cagliari, a cominciare dall'immediata promozione in serie A nel 1963-64. Con Riva in campo, evidentemente, tutto era possibile. Gigi del resto è l'uomo delle prime volte: primo giocatore del Cagliari a vestire l'azzurro, primo (e unico) rossoblù a diventare capocannoniere del campionato (per ben tre volte), attaccante capace di trascinare la sua squadra allo scudetto (unico) che fu anche il primo in assoluto per una squadra del sud.

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In nazionale esordì a Budapest, contro l'Ungheria. E' il 27 giugno del 1965. Riva entra dopo 8 minuti a sostituire proprio Pascutti. Indossa, una delle rare volte, una maglia diversa dalla 11, la 16. E' l'inizio di una carriera sfolgorante: 42 partite e 35 gol. Tuttora è il capocannoniere della nazionale e nessuno all'orizzonte sembra in grado di scalfire questo primato. Alla nazionale ha anche sacrificato parte della carriera e ipotecato gli acciacchi della vecchiaia a causa di due fratture. Infortuni gravissimi: nel 1967 all'Olimpico in un’amichevole contro il Portogallo e nel 1970 a ottobre al Prater di Vienna contro l'Austria. Quest'ultimo incidente ha anche levato al Cagliari un secondo titolo. Con lo scudetto sul petto la squadra del filosofo Manlio Scopigno aveva iniziato alla grande il campionato 1970-71. «Dopo 4 giornate - ammette sempre con rammarico Riva - eravamo già in testa da soli. Sarebbe stato lo scudetto più facile. Invece...». Già, invece l'infortunio di Riva tolse di mezzo il condottiero di una squadra formidabile, in cui figuravano campioni del calibro di Albertosi, Domenghini, Nenè, Cera, Greatti e Brugnera. Ma senza i suoi gol, impossibile competere. Riva in carriera ha segnato in tutto 252 reti. Sei con il Legnano la sua prima squadra professionistica, gli altri con il Cagliari (207) e con la nazionale (35 con la selezione A e 4 con le minori). In azzurro è stato campione d'Europa nel 1968 e vice campione del mondo nel 1970, livello d'eccellenza che la nostra nazionale non raggiungeva dal 1938, giusto per sottolineare le sue doti di straordinario trascinatore.

All'azzurro è legato anche da un secondo capitolo importante, quello che lo ha visto dirigente accompagnatore dal 1988 al 2012. Con la chicca del titolo mondiale del 2006. «Se penso a quel mondiale - ha ricordato Fabio Cannavaro -, mi viene in mente Gigi Riva. Non so se senza il suo apporto, la sua capacità di far gruppo, saremmo riusciti a vincere». Poi nel 2012 Gigi ha deciso di mollare, via dal calcio, vicino alla famiglia e alle sue abitudini. «E' lontano e nebbioso quel 1970 - annotò 35 anni fa lo scrittore e giornalista istriano Giovanni Arpino -. Riva è un signore che abita a Cagliari, dove con il suo pudore di sempre vive tacendo». Parole che oggi non cambiamo di una virgola.

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